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IvreaLa situazione mondiale è sempre più precaria e i mercati e l'economia spesso ne mostrano i sintomi. A fare una riflessione per i nostri lettori è l'esperto eporediese del settore bancario André Belot de la Hunaudaye. L'analisiCerchiamo di fare un po' di chiarezza sulle relazioni che coinvolgono due dei temi più caldi del momento ovvero i dazi e le terre rare. A cosa servono e perché le terre rare e sono così importanti nel mondo attuale?Il loro impiego è essenziale nei settori di produzione di apparecchiature elettroniche, nelle macchine per la diagnosi in campo medico, in campo militare (un caccia F-35 di ultima generazione porta con sé circa 400 kg di terre rare) e sono cruciali anche nella produzione di energia pulita attraverso le turbine eoliche. In poche parole, da esse dipende la produzione di tutto ciò che oggi possiamo definire moderno, a partire dall'intelligenza artificiale.Ma come sono distribuite le scorte di queste terre rare? Nonostante il loro nome, non sono così rare. A renderle tali sono la difficoltà e l'antieconomicità della loro estrazione, oltre alla raffinazione. Se ora proviamo ad immaginare che il 60% della loro produzione e il 90% della loro raffinazione sono in mano alla Cina, è facile intuire come questa possa decidere, riducendone l'esportazione, di causare gravi danni alle catene di approvvigionamento e, di conseguenza, alla produzione di tutti quei beni cruciali per tutte le moderne economie. L'altra super potenza, gli Stati Uniti, come sta procedendo in questa disputa? Ecco che entrano in scena i famosi dazi, come merce di scambio con le terre rare. Se è vero che la Cina controlla le terre rare è anche vero che il loro più importante mercato di sbocco sono proprio gli Stati Uniti, che in cambio sono disposti ad abbassare i dazi all'importazione di merci cinesi. Come è facile intuire, siamo nel pieno di una difficile guerra commerciale. La buona notizia è che le due super potenze hanno appena trovato un accordo per i loro scambi. --Andrè Belot de la Hunaudaye