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Rischiano di finire a processo con l'accusa di «diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti», ossia il cosiddetto «revenge porn», aggravata dall'uso dello «strumento telematico», Leonardo Apache La Russa, terzogenito del presidente del Senato, e l'amico dj Tommaso Gilardoni, in un filone dell'ormai nota inchiesta milanese scaturita dalla denuncia, nel 2023, di una 22enne per violenza sessuale. Una tranche, quella sui presunti abusi, per la quale gli stessi pm, però, lo scorso aprile hanno chiesto l'archiviazione. Istanza a cui si è opposta la giovane davanti alla gip Rossana Mongiardo, che ha fissato udienza per il 25 settembre. Intanto dopo la chiusura dell'altro capitolo di indagine due mesi fa, l'aggiunta Letizia Mannella e la pm Rosaria Stagnaro hanno chiesto il rinvio a giudizio per i due giovani per due imputazioni distinte di revenge porn. E sulla richiesta di processo dovrà decidere la gup Lidia Castellucci, dopo aver fissato l'udienza preliminare. La gip Mongiardo intanto dovrà decidere se archiviare le accuse ai due indagati, difesi dagli avvocati Vinicio Nardo e Adriano Bazzoni (Leonardo Apache) e Luigi Stortoni e Alessio Lanzi (Gilardoni), disporre nuove indagini o ordinare ai pm l'imputazione coatta. --