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Il cardinale pachistano Joseph Coutts, arcivescovo emerito di Karachi, è uno degli ultimi ad aver raggiunto il Vaticano per il conclave del 7 maggio. In questi giorni non solo parteciperà alle congregazioni generali, ma ha già anche un'agenda piena di incontri a latere, come con alcuni esponenti della Comunità di Sant'Egidio, comunità con cui ha lavorato fianco a fianco sul campo. «Non so che cosa aspettarmi, è la prima volta che partecipo a un conclave, per me è qualcosa di nuovo, siamo nella fase in cui a tutti i cardinali è consentito esprimere le proprie opinioni, le proprie vedute, ci stiamo tutti domandando come superare questo gap, questa specie di fossato che si è creato con la morte di Francesco». «Stiamo ragionando - spiega ancora - di quale tipo di Papa abbiamo veramente bisogno in quest'era moderna. Ci sono diverse vedute, non lo sappiamo ancora». Alla domanda su che cosa però, a suo parere, debba senz'altro rimanere dell'eredità di Francesco, risponde: «Una cosa su tutte riguarda il fatto che lui è stato molto chiaro che lui non stava facendo le riforme come se fossero sue cose personali , sue idee soggettive che metteva in pratica. Lui stava sottolineando e implementando quello che è stato deciso dal Concilio Vaticano II e che ancora non era stato implementato». «Che cosa deve rimanere o no del suo pontificato - aggiunge l'ex arcivescovo di Karachi - è una grandissima domanda, ma tutti vorrebbero avere un papa con la personalità di Francesco che è stato capace di incontrare e avvicinare tutti, i poveri, i ricchi, i lontani, i vicini, lui era veramente simpatetico, abbiamo bisogno di una figura così». --