Una sigaretta all'origine della tragedia che ha spezzato la vita di Piero Gaviati

Mauro Giubellini/ rivarolo canavesePiero Gaviati aveva 78 anni e una lunga vita di silenzi e dolore alle spalle. Era nato sotto cieli diversi, in un mondo lontano, e da anni si era ritirato a Ozegna, in via Pralasca, dove viveva accanto alla suocera, unico legame rimasto dopo la morte della moglie, avvenuta nel 2016. Da quel giorno, una solitudine discreta, mai esibita, aveva riempito le sue giornate. Nel 2022 si era trasferito a Rivarolo nella comunità Anffas La Torre, in un alloggio destinato ai progetti di emergenza sociale. Una nuova casa, un tentativo di ripartire.Nella notte tra il 25 e il 26 aprile 2025, il destino ha voluto spegnere anche quell'ultima luce. Un incendio, causato da una sigaretta, è divampato nel suo alloggio. Nessuno ha potuto salvarlo: Piero Gaviati è morto carbonizzato, intrappolato tra quelle mura che dovevano rappresentare un rifugio e che invece si sono trasformate in una trappola mortale. A dare l'allarme, intorno alle 4 del mattino, sono stati gli altri ospiti della struttura. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per domare le fiamme. Quando i caschi rossi sono riusciti a entrare, per Piero non c'era più nulla da fare.Il suo corpo senza vita è stato ritrovato tra i resti anneriti dell'alloggio. La sua morte ha scosso profondamente Ozegna, la città che per decenni lo aveva accolto, e Rivarolo, dove aveva cercato una nuova speranza.Il vicesindaco di Ozegna, Federico Pozzo, e l'ex sindaco Sergio Bartoli hanno voluto far sentire la voce della comunità: «A nome di tutta Ozegna, esprimiamo sincera vicinanza e affetto ai familiari di Piero Gaviati. Questa tragedia colpisce tutti noi».Piero era seguito dai servizi sociali del Ciss 38, ma era ancora autosufficiente, capace di prendersi cura di sé nonostante gli anni e le ferite dell'anima. Non era un ospite dell'Anffas in senso stretto: occupava uno degli alloggi destinati a chi attraversa momenti di grande difficoltà.Anche in quella notte maledetta, qualcuno ha cercato di aiutarlo. Un operatore socio sanitario ha tentato, estintore alla mano, di spegnere l'incendio, respirando fumi velenosi e riportando una lieve intossicazione. L'uomo si è recato in ospedale a Ivrea per gli accertamenti: un gesto di coraggio che, purtroppo, non è riuscito a cambiare l'esito tragico della notte.I carabinieri di Rivarolo Canavese stanno ora lavorando per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell'incendio. I locali interessati sono stati posti sotto sequestro. L'ipotesi principale resta quella dell'incidente domestico.Dietro il nome di Piero Gaviati non c'è solo la cronaca di una tragedia. C'è la storia di un uomo che ha vissuto con dignità la sua solitudine, che ha continuato a cercare un posto nel mondo anche quando tutto sembrava perduto. «Siamo provati e addolorati per l'accaduto - dice Giandario Storace, dirigente Anfass - e condividiamo questi sentimenti con il Ciss 38 che nel progetto di aiuto sociale crede e investe da sempre». --