Senza Titolo

La maggioranza va avanti come un treno sulle riforme per la giustizia scatenando l'ira di magistrati e opposizione. Il disegno di legge che mette il tetto di 45 giorni alle intercettazioni, approvato in seduta notturna ieri alla Camera in via definitiva, fa andare su tutte le furie l'Anm che accusa il governo di rendere «più difficili» le indagini e «l'accertamento della verità» per reati come «rapine, violenze sessuali o maltrattamenti su minori in ambito familiare». Mentre il ddl «sicurezza», ormai arrivato alle battute finali a Palazzo Madama continua ad essere contestato soprattutto dal M5S perché «con l'articolo 31 che riforma di fatto i Servizi segreti si apriranno le porte a schedature di massa». Ma è scontro anche su un altro provvedimento «caldo» quello per la separazione delle carriere dei magistrati, doppio Csm e istituzione dell'Alta Corte disciplinare. Scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti, l'opposizione ne deposita una valanga in Commissione Affari Costituzionali del Senato: circa 1300, di cui 485 dal Pd e 707 dal gruppo Misto-Avs. Più parca Italia Viva che ne mette in campo 7. Motivo di profondo attrito anche il tema carceri. Alla Camera si organizza un dibattito straordinario per denunciare tragedie e carenze del sistema penitenziario, con Antigone che parla di 20 suicidi da inizio anno e di 16mila detenuti in più, ma il Guardasigilli Carlo Nordio non si presenta. È impegnato in un incontro con i Garanti per i detenuti, ma «lo schiaffo al Parlamento», come si osserva nel centrosinistra, «è forte» e «indigna». Alla fine in Aula passa solo la mozione di centrodestra che esclude ogni genere di «provvedimento clemenziale». Bocciate quelle dell'opposizione. Ben diversa la posizione dei magistrati che, non solo con il presidente dell'Anm Parodi, ma anche con il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, mettono in guardia dai rischi che si corrono con le nuove riforme. Con il limite dei 45 giorni, osserva, «si chiude il cerchio iniziato con la abolizione dell'abuso di ufficio» perché «i cittadini non avranno più tutela contro abusi e sopraffazioni». --