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In Italia, a destra e a sinistra Donald Trump accende gli animi a volte più del premierato o del salario minimo. Nella maggioranza dà forza al segretario della Lega, Matteo Salvini, da tempi non sospetti acceso sostenitore della linea del tycoon, tanto da fargli indossare in molte occasioni una cravatta rossa identica a quella del presidente Usa. Ottimi sono anche i rapporti tra Washington e la premier Giorgia Meloni, anche se la cautela di palazzo Chigi sulla linea della Casa Bianca in merito alla guerra in Ucraina e alle soluzioni su Gaza viene rimarcata da molti osservatori. A sinistra le voci critiche, con il portavoce dei Verdi Angelo Bonelli, che ha definito il presidente americano un «nemico del pianeta e delle generazioni future». Ma anche a destra non sono tutti in prima fila a fare il tifo per l'inquilino della Casa Bianca. Anche se, col passare del tempo, dentro gli schieramenti le posizioni dissonanti sono sempre di meno. Per esempio, prima delle elezioni Usa, il presidente del M5s Giuseppe Conte è stato criticato a sinistra per non aver preso posizione in favore della candidata democratica Kamala Harris. In mente c'era ancora il legame fra Conte e Trump dei tempi in cui il presidente del M5s era a Palazzo Chigi. Ma l'acqua passata sotto i ponti un po' ha scavato. Qualche giorno fa, Conte ha criticato apertamente Trump: sul progetto di trasformare Gaza in una riviera «gli direi: hai detto una fesseria, rimangiatela subito». Un'espressione comunque meno cruda di quella usata dalla segretaria del Pd Elly Schlein: il progetto di Trump «è un insulto alla dignità del popolo palestinese». Meno fan di quanto sia Salvini, e anche di quanto sia Meloni, appare il segretario di Forza Italia Antonio Tajani. Da ministro degli Esteri ha sempre avuto per Trump solo buone parole. Ma ogni tanto qualche puntualizzazione l'ha fatta: «La guerra dei dazi non conviene a nessuno», ha detto qualche giorno fa. --