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«Negli ultimi 40 anni, proteggere la sicurezza di Israele è stata la missione della mia vita. Ma la mattina del 7 ottobre l'esercito, sotto il mio comando, ha fallito». È un mea culpa, in parte già espresso all'indomani del massacro di Hamas, quello del capo di stato maggior israeliano, generale Herzi Halevi, che ha ora chiesto di lasciare l'incarico dal prossimo 6 marzo, al termine della prima della fase dell'accordo sugli ostaggi. Schiacciato - ha affermato lui stesso - dalla responsabilità per la strage di civili e soldati «che mi accompagna ogni giorno, ogni ora, e che rimarrà con me per il resto della mia vita». Dalle indagini interne all'Idf, ha tuttavia spiegato il generale in un video, «ora posso dire con sicurezza: nessuno ha nascosto informazioni. Nessuno sapeva cosa stava per accadere. Nessuno ha aiutato il nemico a compiere la sua brutalità». Ma ha chiesto che venga nominata una commissione «esterna» per indagare sulle carenze dell'esercito allo scopo di «impedire eventi simili in futuro». Le dimissioni di Halevi, 57 anni, nominato al vertice dell'Idf nel gennaio 2023, erano nell'aria già dall'estate scorsa, quando lo stesso generale aveva evocato l'intenzione di lasciare una volta finita l'inchiesta interna alle forze armate. Ma la decisione sembra aver subito un'accelerazione negli ultimi giorni, dopo che il ministro delle Finanze di estrema destra, Bezalel Smotrich, aveva chiesto la sua testa al premier Benyamin Netanyahu - insieme alla garanzia che Israele avrebbe ripreso la guerra e occupato la Striscia di Gaza - in cambio della sua permanenza nell'esecutivo. Circostanza smentita dallo stesso primo ministro che nelle ultime ore ha sentito il generale, ringraziandolo «per il suo lungo servizio e per il comando dell'Idf durante la guerra su sette fronti, che ha portato a grandi successi per lo Stato di Israele». I due, ha riferito l'ufficio del premier, hanno concordato di incontrarsi nei prossimi giorni, mentre il leader dell'opposizione Yair Lapid ha colto l'occasione per invitare Netanyahu a seguire l'esempio di Halevi e a dimettersi «con tutto il suo catastrofico governo».Nel discorso nel quale ha annunciato la sua decisione, il generale ha rivendicato i successi raggiunti nei 15 mesi di guerra, dalle perdite inflitte a Hamas (con l'uccisione dei suoi capi e «quasi 20.000 operativi» a Gaza) alla decapitazione di Hezbollah in Libano, fino ai colpi inferti all'Iran. Ma «gli obiettivi della guerra non sono ancora stati pienamente raggiunti. L'Idf - ha assicurato - continuerà la sua lotta per smantellare le capacità di governo e militari di Hamas, garantire il ritorno di tutti gli ostaggi e rafforzare le condizioni di sicurezza che consentiranno ai residenti del sud e del nord di tornare alle loro case in sicurezza». Con Halevi si è dimesso anche il capo del comando sud dell'Idf Yaron Finkelman, adducendo la stessa «responsabilità nel fallimento» del 7 ottobre. --