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La mossa del ministro della Giustizia Carlo Nordio è arrivata di prima mattina. Da via Arenula è stata trasmessa alla Corte d'Appello di Milano la richiesta di revoca della misura cautelare in Italia di Mohammad Abedini Najafabadi, l'ingegnere iraniano arrestato lo scorso 16 dicembre a Malpensa su mandato degli Stati Uniti. Richiesta accolta da un collegio, il quinto, che si è riunito d'urgenza di buon ora. Attorno alle 11, l'ingegnere sarebbe uscito dal carcere di Opera e imbarcato su un volo speciale per Teheran. «Ho sempre creduto e avuto fiducia nella giustizia», ha sempre ripetuto Abedini, ribadendo la sua innocenza ad ogni incontro in carcere con il suo legale, Alfredo De Francesco. Il quale nel pomeriggio con un comunicato ha reso noto che Abedini «potrà riprendere a sorridere e sperare» perchè scarcerato, mentre dall'Iran hanno fatto sapere che era arrivato a destinazione. «La decisione presa dal Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ci ha felicemente sorpresi - ha aggiunto il legale - Da giurista e da avvocato, sono molto contento delle motivazioni addotte a sostegno» dell'istanza del Guardasigilli, «poiché si sposa con quanto sostenuto sin dall'inizio in merito all'assenza dei presupposti per l'estradizione ma soprattutto per l'attenzione data al valore fondamentale della libertà personale alla luce dei principi costituzionali!». Oltreoceano chiedevano la sua estradizione accusandolo di aver fornito componenti per i droni di uso militare al Corpo delle Guardie della rivoluzione islamica, considerata un'associazione terroristica, e di aver violato le norme sull'embargo. Accuse che lui ha sempre respinto e che lo hanno portato a chiedere gli arresti domiciliari. Mercoledì prossimo si sarebbe dovuta tenere l'udienza per discutere sulla eventuale scarcerazione. Accuse su cui però, ha precisato stamani il Ministero della Giustizia, non ci sarebbero riscontri «emergendo con certezza unicamente lo svolgimento, attraverso società a lui riconducibili, di attività di produzione e commercio con il proprio Paese di strumenti tecnologici avente potenziali, ma non esclusive, applicazioni militari». Ciò che senza dubbio ha pesato è stato il lavoro diplomatico su tre tavoli della premier Giorgia Meloni che ha ottenuto il rilascio di Cecilia Sala, il cui arresto si è intrecciato con la vicenda dell'iraniano. --