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Rita Cola / IVREA Una laurea in storia dell'arte, un'esperienza nella catalogazione e nell'editoria, una passione per il cucito che risale a quando era una bambina. E poi l'arrivo a Ivrea, per caso e non per scelta, dieci anni fa e gli strani percorsi della vita che ti suggeriscono nuove strade da percorrere. Valentina Nerone, classe 1979, è dallo scorso anno la sarta che si occupa dell'abito della Mugnaia. Aprire la porta della stanza dove lavora, in casa sua, è spalancare un uscio sul fascino della moda del passato, tra abiti settecenteschi con rifiniture da urlo, pronti per essere indossati al Carnevale di Venezia. PRIMA SINGER A 9 ANNINapoletana, laureata in storia dell'arte e una passione profondissima per il cucito tanto che la sua prima macchina da cucire - una piccola Singer - l'ha avuta all'età di nove anni. Le piaceva cucire, chiedeva alla nonna e poi ha sempre imparato provando, sperimentando e osservando. Nessun interesse per la moda moderna, solo per quella del passato. Al netto del periodo dell'adolescenza, quando gli interessi cambiano, Valentina Nerone racconta che lei, la macchina da cucire, l'ha sempre usata per creare abiti vintage. Ha lavorato come catalogatrice tra la Calabria e la Basilicata, poi il trasferimento a Milano, dove era impiegata nell'editoria. A Milano si dedica anche al cucito e gli abiti vintage che crea per lei e le amiche sono super.IVREA PER CASOPoi il matrimonio e, dieci anni fa, il trasferimento a Ivrea del marito. Perché a Ivrea? Perché rispetto al lavoro di lui, Ivrea era una scelta logistica. «Eravamo sposati da poco - racconta -. Io sono rimasta ancora un po' a Milano poi, quando ci siamo stabilizzati, mi sono trasferita anche io a Ivrea (spoiler: dopo 10 anni si trova benissimo, ndr)». Valentina Nerone aveva lasciato il lavoro, non è riuscita a ricollocarsi nel suo settore. E mentre cercava un'occupazione aveva recuperato tempo e così il cucito è tornato prepotente alla sua attenzione. «Ho ripreso in mano un progetto che avevo da ragazza - racconta -: dare vita ad abiti storici, filologicamente corretti, quelli che si vedono nei musei e nei dipinti. La mia passione è sempre stata l'antico, l'arte minore». La laurea in storia dell'arte e l'aver lavorato in biblioteche e aver maneggiato libri antichi serve eccome. Dà competenze e un metodo: studiare, osservare con attenzione i dettagli, ricostruire, ricreare. «Ovviamente - sottolinea - ci sono dei compromessi che riguardano ad esempio i materiali, ma non solo. Penso, ad esempio, alle forme dei corpi, che sono cambiate. Cerco di ricreare nella realtà quella che era un'arte minore. Sì, perché questa forma di artigianato rappresentava una forma di espressività oltre che un lato della vita economica dell'epoca, perché ci si mostrava attraverso gli abiti». UN NUOVO INIZIOFrequenta gli eventi di ispirazione storica con abiti per lei e per le sue amiche, ha aperto una pagina Facebook. Aveva provato a vendere un abito cucito per un'amica su Etsy ed era piaciuto subito. «Mi hanno contattata per degli ordini e allora mi sono detta: ma perché non provare a fare diventare questo un lavoro? Ho aperto la partita Iva e ho cominciato così». Correva l'anno 2018. Il marchio si chiama ValNero, e ha un canale YouTube dove fa didattica e divulgazione. «Conduco anche piccoli studi, vado a vedere le cose, lavoro anche su capi antichi che possono ancora essere indossati. Soprattutto gli abiti dalla fine dell'Ottocento possono essere sistemati, riadattati nelle forme e indossati». L'avvio dell'attività di Valentina Nerone è buono, poi la pandemia chiude prepotentemente quella porta che si era aperta. Niente eventi, niente feste, niente Carnevale. Il 2019 prometteva bene per gli eventi del 2020 («per me l'anno finisce a Carnevale», osserva Valentina Nerone. E per la prima volta aveva creato la giacca di un Generale del Carnevale, quello di Albiano d'Ivrea, Sandro Pavan. «Avevamo abitato nello stesso condominio - spiega -. Ci conoscevamo e sapeva quello che facevo, così mi aveva chiesto». Valentina Nerone aveva creato una giubba da Nelson, con una meticolosa ricerca. La pandemia, si diceva, ha stoppato tutto. «Per me è durata tre anni - racconta - mi sono scoraggiata, volevo mollare tutto. La mia commercialista mi incoraggiò a resistere ancora: prova ancora un anno e poi decidi». E la porta si riaprì esattamente dove si era chiusa. E Valentina Nerone ha potuto riprendere il volo. Proprio in questo giorni, sta completando alcuni abiti per il Carnevale di Venezia («Sì, i clienti vengono qui da me a Ivrea a fare le prove»): abiti di foggia Settecentesca, precisi a figurini, una giacca Pierrot di corretto taglio storico con un motivo Arlecchino fine Settecento. È un mondo vivace, quello degli abiti storici, fatto di incontri, di rievocazioni, feste private, eventi in cui si fa didattica. L'INCONTRO CON IVREACon la ripresa dello Storico carnevale di Ivrea dopo la pandemia, Valentina Nerone viene coinvolta per la giacca del Generale 2023 Marcello Feraudo. E sua è la giacca anche di Alberto Bossino, Generale 2024. «Sulla giacca di Alberto ho fatto anche i ricami», dice. Prima se ne occupava una 90enne, ricamatrice da quando ne aveva 13. «Io so ricamare - aggiunge Valentina Nerone - ma quando mi hanno chiesto ho preso tempo perché non si può improvvisare. Mi sono incontrata con l'anziana ricamatrice e mi ha mostrato le cose». Nel 2024, anche l'abito della Mugnaia Martina Arnoletti è stato confezionato da Valentina Nerone: «Per me era cimentarmi con un tipo di abito nuovo, che non avevo mai fatto. C'era poco tempo, abbiamo dovuto correre. Sì, ho avuto ansia perché i protagonisti sono guardati con attenzione da migliaia di occhi! Però essere anche io tra la folla a guardare e applaudire è stato bello». --