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Nuovo clamoroso colpo di scena in Romania, dove ieri la Corte costituzionale, confermando i pesanti sospetti di ingerenze russe nel processo elettorale a favore del candidato di estrema destra Calin Georgescu, ha annullato il primo turno delle elezioni presidenziali, proprio alla vigilia del ballottaggio di domani. «È un colpo di stato», ha tuonato il politico outsider in tv. La decisione dei giudici è stata infatti tanto inaspettata quanto esplosiva, e di fatto cancella tutto quanto accaduto fino ad ora. Inclusi i 33.000 voti degli elettori romeni che, in Australia e in nuova Zelanda, si erano già presentati alle urne per il voto del ballottaggio. rivelazioni sulle interferenze Una decisione shock e senza precedenti che aggrava ulteriormente il caos politico nel Paese balcanico esploso all'indomani del primo turno presidenziale del 24 novembre, con le rivelazioni sulle interferenze nel processo elettorale attraverso TikTok da parte di altri Paesi, a cominciare dalla Russia, a favore in particolare dell'estremista di destra Georgescu, vincitore a sorpresa della prima tornata.Il Consiglio supremo per la sicurezza della nazione (Csat), poche ore dopo la chiusura dei seggi, aveva infatti parlato di «una massiccia esposizione sulla base di un trattamento preferenziale di TikTok. La Romania è diventata un bersaglio per azioni ostili da parte di alcuni stati, in particolare la Russia». Ora nel comunicato della Corte si afferma che «il governo stabilirà una nuova data per le elezioni, e l'intero processo elettorale sarà ripetuto integralmente». Al caso Romania aveva ovviamente prestato attenzione l'Ue, che anche ieri aveva espresso preoccupazione «per i crescenti indizi di un'operazione coordinata di influenza online straniera che ha come obiettivo le elezioni romene». Il primo turno delle presidenziali era stato peraltro convalidato dalla stessa Corte Costituzionale dopo una settimana, nonostante la richiesta dello stesso Cristian Terhes (candidato che il 24 novembre aveva ottenuto appena l'1,7% delle preferenze) di procedere al riconteggio di tutti i 9,4 milioni di voti. Ma ora è tutto da rifare, senza però avere certezze sulle date, in un contesto in cui il governo è praticamente alla fine del suo mandato, il nuovo esecutivo non si è ancora formato (appena domenica scorsa si sono svolte le elezioni legislative) e il presidente della Repubblica, Klaus Iohannis, terminerà ufficialmente il proprio mandato il 21 dicembre, anche se ha già annunciato che rimarrà in carica fino a quando non verrà eletto il suo successore. Come se non bastasse, il leader del piccolo partito nazionalista Drept ha chiesto ieri l'annullamento anche delle elezioni parlamentari sostenendo che «anche tale consultazione potrebbe essere stata influenzata da ingerenze straniere». le reazioni Elena Lasconi, la sfidante centrista che domani avrebbe dovuto affrontare Georgescu, si è mostrata decisamente contrariata dal verdetto, probabilmente perché gli ultimi sondaggi la davano leggermente avanti: «Lo Stato romeno ha calpestato la democrazia». Di tutt'altro avviso il premier socialdemocratico, Marcel Ciolacu, estromesso dal ballottaggio: «La decisione della Corte è l'unica soluzione corretta». --