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MercenascoGiovanni Levrio è un amministratore di lungo corso, con alle spalle 45 anni di pubblica amministrazione al servizio di Mercenasco. E quando, all'inizio dell'anno è stato interpellato dai suoi concittadini per l'incarico di sindaco, non ha esitato a mettersi nuovamente a disposizione. Nel giugno scorso Levrio è stato eletto per il quarto mandato, all'età di 71 anni. Quando ha iniziato la sua carriera amministrativa? «La primissima esperienza l'ho fatta a 26 anni come consigliere comunale, poi a metà anni Novanta ho fatto alcuni mandati come assessore e, quindi, l'esperienza da sindaco a cavallo degli anni Duemila. L'ultima volta che avevo vestito la fascia tricolore era stato nel quinquennio tra il 2009 e il 2014, poi avevo preferito lasciare ad altri. Questa volta ciò che mi ha spinto era il rischio che non ci fossero candidati e che il comune finisse commissariato, non avrei mai fatto subire un'esperienza del genere ai miei cittadini. Per fortuna ci siamo candidati e abbiamo vinto».Cosa significa per lei fare il sindaco? «Per me è una questione di attaccamento e amore per il paese, se così non fosse fare il sindaco non avrebbe senso. Se non c'è amore per la propria gente sarebbe inutile, non è una professione come le altre». Rispetto a quando è cominciato il suo percorso, cosa è cambiato in paese? «Mercenasco è cambiato moltissimo. Basti pensare all'impatto che ha avuto la presenza massiccia di immigrati extra europei rispetto al tessuto del paese. Sto parlando di circa 200 cittadini di origine africana arrivati in paese come profughi. Sono tutti regolari, lavoratori, ma comunque rappresentano un impegno importante per un'amministrazione di un piccolo Comune con ridotte risorse economiche ed umane. A parte questo ci sono, poi, molte incombenze comuni a tanti paesi, molti più adempimenti rispetto al passato e sempre meno risorse per farvi fronte. Quello che non è cambiato, però, è il nostro impegno per la comunità». --