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L'Italia chiude, con il vertice dei ministri degli Esteri di Fiuggi, la sua presidenza del G7 nel giorno in cui si concretizza il cessate il fuoco in Libano, mentre il Medio Oriente e l'Ucraina tengono ancora una volta banco sul tavolo dei Grandi. Dove rimbalza anche la spinosa questione dei mandati d'arresto emessi dalla Cpi, primo tra tutti quello nei confronti del premier israeliano Benyamin Netanyahu. L'Italia, con il vicepremier Antonio Tajani, ha spinto per una posizione comune dei Sette. Difficile da ottenere visto che gli Stati Uniti, non avendo siglato lo Statuto di Roma, sono svincolati da ogni dovere. Ma che alla fine si è tradotta in un passaggio delle conclusioni che vincola al rispetto «dei rispettivi obblighi del diritto internazionale».Obblighi che, ha incalzato l'alto rappresentante uscente dell'Ue, Josep Borrell, si sarebbero dovuti tradurre almeno per gli europei in qualcosa di più fermo: nell'assicurazione che se Netanyahu mettesse piede nei loro Paesi sarebbe arrestato. Ma che Tajani ritiene essere solo un'ipotetica dell'irrealtà, spiegando in nome del «pragmatismo» che l'arresto di un capo di governo «è inattuabile»: «Noi rispetteremo il diritto ma bisogna vedere cosa dice il diritto, capire se le alte cariche dello Stato sono garantite e sono al di fuori delle decisioni. Bisogna leggere le carte, ci sono molti dubbi giuridici e la fattibilità mi sembra molto teorica, anche perché Netanyahu non andrà mai in un Paese dove potrebbe essere arrestato. E poi arrestato da chi? Rischia di essere solo un messaggio politico, ma la posizione del G7 è chiara e soprattutto abbiamo ribadito che non si possono mettere sullo stesso piano Hamas e Israele», ha incalzato il capo della diplomazia italiana. «Abbiamo trovato una posizione comune che è quella che abbiamo chiesto come Italia, c'è stata una risposta positiva degli altri», ha però tenuto a precisare. Aprendo i lavori con una sorta di motto, «l'unità fa la forza», il ministro ha rivendicato che «l'Italia è tornata a essere protagonista, al G7 di Fiuggi-Anagni ma anche ai Rome Med in corso nella capitale», rivendicando anche il lavoro sulla tregua in Libano per la quale «siamo ormai sulla strada giusta» e auspicando che l'accordo possa fare da apripista anche per Gaza. Come sottolineato pure dal segretario di Stato americano Antony Blinken. --