Senza Titolo

L'unica lettura condivisa dalle forze di maggioranza è che il referendum sull'Autonomia differenziata è praticamente superato. E ciascuno tira un sospiro di sollievo per motivi diversi, come si evince raccogliendo gli umori nel centrodestra. Giorgia Meloni perché il suo governo eviterà una sorta di bivio in primavera. Antonio Tajani perché per Forza Italia non sarebbe stato semplice misurarsi con le regioni del Sud guidate da governatori azzurri fortemente critici con la legge. E Matteo Salvini per il timore di una bocciatura per mano degli elettori del Mezzogiorno. Per il resto, dopo lo stop impresso dalla Corte costituzionale, si registra soprattutto incertezza su tempi e modi con cui si potranno varare i correttivi. Per analisi approfondite, nel governo si aspetta di leggere la sentenza completa. «Non c'è nessun disorientamento, c'è il richiamo al Parlamento con l'indicazione di alcune linee guida di rettifica», la sintesi del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. E dalla Lega tendono a vedere il bicchiere mezzo pieno: la Consulta «conferma la costituzionalità della legge» e «i rilievi possono essere superati anche con il supporto del Parlamento senza grandi ritardi». Gli alleati sottolineano che fra le criticità evidenziate dai giudici costituzionali ce ne sono alcune su cui loro stessi hanno insistito nei mesi scorsi. Da parte di FdI non si registrano commenti. I meloniani, però, fanno notare che per loro sarebbe stato meglio procedere con una riforma più «light». La Consulta, osserva Antonio Tajani, «pone il problema della centralità del Parlamento per apportare alcuni correttivi, soprattutto per quanto riguarda i Lep. E questa è sempre stata la posizione di Forza Italia». --