Nel cuore di tutti c'è il patrimonio fatto di storia e arte da valorizzare
MAZZÈEntrato a far parte dal 2021 della rete dei Comuni turistici grazie alle sue peculiarità storiche e paesaggistiche, valorizzate dalle associazioni del territorio che organizzano eventi come il festival Strarypa, e le passeggiate naturalistiche, Mazzè procede in questa direzione a vele spiegate. Un fascino che unisce storia a leggenda, a partire dal toponimo Mazzè, di origine pre-romana, che deriva dal termine della lingua dei Salassi Mattiacos, ovvero luogo dedicato a Mattiaca, la dea celtica della morte, conosciuta in Irlanda come Morrigan e poi come Morgana. Tra le novità, Mazzè è al lavoro su una progettazione per completare il restauro del primo piano dell'ex municipio, un palazzo del 1700, situato nell'antico borgo, tra la chiesa parrocchiale e il castello che fu dei conti Valperga e oggetto negli anni passati di un lungo lavoro di consolidamento e di ristrutturazione. «L'idea - spiega la vicesindaca ed assessora alla Cultura Isabella Bellissimo - è di trasferirvi la biblioteca e il ricco patrimonio del fondo Scalero, che sarà raccontato in un convegno previsto per il 7 dicembre. Il salone al piano terreno è diventato, invece, la sede della Pro loco e il punto di informazione turistica, adatto pure a ospitare mostre ed eventi». L'ultima iniziativa è stata la mostra retrospettiva dedicata a al conte Eugenio Brunetta d'Usseaux, primo segretario italiano del Comitato olimpico internazionale. Mazzè, però, conserva un patrimonio storico ben più antico: nella frazione Casale è visitabile l'area delle aurifodine, dove i Salassi cercavano l'oro e lo lavavano, per poi trasportarlo lungo il corso della Dora. «Ci sono voluti trent'anni di studi e di ricerche condotte da storici e geologi - racconta Livio Barengo, presidente dell'associazione culturale Mattiaca - per creare una narrazione approfondita sul sito in un'area di circa 8mila metri quadri». Erano stati ritrovati alcuni tratti di selciato stradale romano, una stele funeraria dei Salassi che originariamente doveva trovarsi sulla sommità della Bicocca, una collina a picco sul vallo della Dora, e la cappella romanica di Santa Maria Maddalena risalente al 1156 dove sostavano i pellegrini che passavano lungo la via Francigena. Sono ancora visibili l'abside e alcuni tratti di muri perimetrali, ma sarebbe necessaria un'opera di conservazione. Furono rinvenuti anche numerosi reperti, tra cui monete romane e un'iscrizione in marmo su un sepolcro ora custodita nella chiesa parrocchiale. «Ottenere il riconoscimento di Comune turistico - aggiunge Bellissimo - era una delle nostre priorità. Ne siamo felici, ma resta in ogni caso un punto di partenza. Mazzè possiede delle innate bellezze naturalistiche e paesaggistiche che ora valorizziamo attraverso itinerari culturali, enogastronomici, storico-artistici e attività sui percorsi sentieristici che andranno ad interessare anche la piccola frazione di Barengo. Andremo ad individuare dei luoghi evocativi. C'è ancora tanto da fare per strutturare un'offerta turistica, ma senz'altro stiamo cercando di lavorare verso quella direzione. Anche per i mesi invernali. Per la stagione estiva ci siamo concentrati sulle proposte outdoor e, quindi, sulla promozione dei sentieri e dei luoghi d'arte. Sono riprese anche le proposte culturali, quindi la promozione del centro storico, riconosciuto come uno dei borghi più belli del Canavese. Fondamentale è la disponibilità dei volontari della Pro loco che ogni domenica propongono iniziative a turisti e visitatori. Nel punto informativo, inoltre, a luglio abbiamo inaugurato il book crossing in collaborazione con la biblioteca». La realizzazione delle proposte è possibile grazie alla stretta collaborazione con le associazioni Mattiaca, Pro loco, Terre dell'Erbaluce, Via Romea Canavesana, la Protezione civile e il gruppo naturalistico Amici della Dora Baltea. «Un aiuto - conclude la vice- sindaca - ci arriva anche dai privati, che si mettono a disposizione della comunità mantenendo pulite o abbellendo di propria iniziativa le zone pubbliche, oppure aprendo le porte delle loro dimore storiche, come nel caso dei proprietari del castello e di villa Ochetti». --L.M.