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«Quel decreto non mette la parola fine sulla vicenda». È la valutazione del costituzionalista Michele Ainis, a commento della decisione del tribunale di Bologna che ha rinviato alla Corte di Giustizia europea il decreto del governo sui Paesi sicuri. «Tenderei ad escludere che un giudice possa disapplicare la legge», aveva detto il ministro della Giustizia Carlo Nordio. I magistrati bolognesi non l'hanno disapplicata ma si sono rivolti a Bruxelles per chiedere lumi. È, ragiona Ainis, «una strada praticabile per avere certezza di diritto su una vicenda che si presta a visioni contrapposte. Un'altra strada - aggiunge - è interrogare la Corte Costituzionale sulla legittimità del decreto del governo». Per Stefano Zirulia quella dei giudici bolognesi è invece una decisione «superflua, perché il diritto europeo prevale sempre sul diritto nazionale». Resta quindi l'incertezza sulla praticabilità delle procedure accelerate di frontiera, con la possibilità di trattenere in centri appositi i richiedenti asilo che provengono da Paesi sicuri. Su questo assunto si basa il progetto Albania, che al momento è in stand by. Non ci sono stati infatti trasferimenti di altri migranti. --