Coppie omogenitoriali Ivrea all'avanguardia ma manca legge chiara
IvreaA poco più di una settimana dal via libera definitivo del Senato al disegno di legge che rende la gestazione per altri un reato universale, a Ivrea si è tornati a parlare di diritti Lgbtqia+ e famiglie non tradizionali, esplorando il tema delle normative riguardanti le coppie omogenitoriali durante il convegno promosso dal Comitato pari opportunità dell'ordine degli avvocati di Ivrea. Tenutosi alle Officine H la sera del 23 ottobre, l'incontro ha visto la partecipazione, oltre che di professionisti del settore giuridico e psicologico, anche di Benedetta Mazuchetti Magnani e Mariaines Townsend, coppia omogenitoriale di Ivrea che, dopo aver dato alla luce la piccola Camilla, si è recentemente vista riconoscere dal Comune eporediese la genitorialità della madre intenzionale della bambina. «Abbiamo portato la nostra esperienza riguardo la gravidanza e il parto, estremamente positiva grazie alla disponibilità del personale sanitario - spiega Townsend - Anzi, i medici erano imbarazzati quando mi dicevano che non potevo firmare liberatorie per mia figlia, perché non ero riconosciuta come madre». Il problema fondamentale dal punto legislativo, come ha spiegato anche da Sara Moiso, avvocata che ha seguito il caso della coppia eporediese, è che non essendoci una legge chiara, nella pratica la decisione viene demandata ai Comuni, che agiscono in ordine sparso. Alcuni amministrazioni comunali, come Ivrea, riconoscono la genitorialità, altri come Torino la respingono, con una discrezionalità che si ripete anche quando il provvedimento viene impugnato.«A oggi sono molti i tribunali che impugnano le registrazioni, facendo finta di nulla rispetto a tutti gli ammonimenti che abbiamo ricevuto dall'Europa - commenta l'assessora alle pari opportunità di Ivrea Gabriella Colosso -. È già dal 2021 che sia la Corte costituzionale che l'Unione europea ci esortano a riconoscere la genitorialità delle coppie omosessuali. Dei 27 Stati iscritti all'Unione europea, sono 21 quelli che la riconoscono già, assurdo che l'Italia non sia tra questi. Chi fa la politica ha il dovere di garantire il pieno diritto dei bambini approcciando il problema senza sbarramenti ideologici». Sul tema del benessere dell'infanzia a intervenire è Silvana Faccio, psicoterapeuta già responsabile del servizio psicologia adulti dell'Asl/To4. «Secondo tutti gli studi in merito, i cui primi risultati risalgono a oltre vent'anni fa anni fa, ciò che serve a ogni bambino per raggiungere un armonico sviluppo emotivo e affettivo non è la presenza di genitori eterosessuali - commenta Faccio -. I problemi nascono quando le figure di attaccamento, qualunque esse siano, si rivelano inadeguate o negligenti nell'offrire risposte efficaci ai bisogni del bambino. Non solo: gli studi dimostrano anche che i bambini figli di coppie omogenitoriali non vivano con confusione la propria identità di genere e sessuale. Gli unici problemi che questi bambini hanno in più degli altri derivano da una società esterna che li discrimina, non dal contesto familiare».«Vorrei che passasse l'idea che concedere diritti a qualcuno non vuol dire toglierne ad altri- conclude Townsend -. Se diamo alle coppie omogenitoriali il diritto di essere famiglie non lo togliamo a quelle tradizionali, come se diamo diritto all'aborto non stiamo decidendo di abortire. Noi aspettiamo di vedere se l'11 dicembre la Corte costituzionale si esprimerà a favore dei riconoscimenti, altrimenti andrò avanti con le pratiche per l'adozione di Camilla. Purtroppo siamo sempre appese a un filo». --L.Z.