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Dopo quasi 60 giorni di stallo ancora niente fumata bianca per la formazione di un nuovo governo in Francia. Vagliate le ipotesi del socialista Bernard Cazeneuve, poi del «tecnico» Thierry Beaudet, Emmanuel Macron ha studiato ieri l'opzione Xavier Bertrand, storico esponente della destra moderata (Les Républicains) pronto ad assumere l'incarico a Matignon, suscitando l'immediata alzata di scudi dell'estrema destra lepenista e della gauche. Veti incrociati Già a inizio agosto, mentre la République viveva sospesa nella parentesi incantata dei Giochi Olimpici di Parigi 2024, il repubblicano presidente della regione Hauts-de-France e più volte ministro durante le presidenze di Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, si era detto «pronto» per un'eventuale nomina da primo ministro a Matignon. Opzione fortemente osteggiata sia dal Rassemblement National (RN) sia dalla France Insoumise (LFI) di Jean-Luc Mélenchon. Per il partito di Marine Le Pen, la nomina di Bertrand, «sarebbe una mancanza di rispetto verso milioni di francesi che si sono espressi alle urne nelle elezioni politiche anticipate del 30 giugno e del 7 luglio. Una scelta che censureremo», con un voto di sfiducia (mozione di censura), ha avvertito il partito dalla fiamma tricolore bleu-blanc-rouge, aprendo invece ad un «governo tecnico» volto all'instaurazione (entro un anno) di una quota proporzionale nel sistema maggioritario d'Oltralpe. Anche a sinistra, il portavoce del Partito comunista, Léon Deffontaines, ha detto che «Xavier Bertrand sarà bocciato» come primo ministro e la capofila degli Insoumis, Mathilde Panot, ribadisce «la presentazione di una mozione di censura immediata» contro ogni governo che non sia rappresentativo del Nouveau Front Populaire (Nfp), il cartello della gauche incarnato dalla candidata premier, Lucie Castets, bocciata a fine agosto da Macron. Ma il coro dei «no» a Bertrand a Matignon si estende fino all'ala destra del Partito socialista. «Non possiamo accettarlo», rincara il vicesegretario socialista, Nicolas Mayer-Rossignol, indebolendo ulteriormente l'ipotesi che Macron ha discusso ieri ricevendo i leader della destra neogollista Gérard Larcher, Laurent Wauquiez e Bruno Retailleau all'Eliseo. Fonti vicine al leader francese si limitano a dire che il presidente continua a «testare le ipotesi Xavier Bertrand e Bernard Cazeneuve», dopo averli ricevuti entrambi lunedì. «Il nodo del problema - commenta un ministro dimissionario - è che il presidente non intendere concedere nulla sul suo bilancio. Apparentemente Bertrand non pone alcuna condizione se non quella di diventare primo ministro. Mentre Cazeneuve ha posto condizioni sulla riforma delle pensioni, cosa che il presidente non vede di buon occhio». Scadenza limite Dopo 58 giorni senza governo, la fumata bianca sembra dunque allontanarsi, almeno per oggi, ma il tempo stringe perché la manovra finanziaria 2025 va depositata in Parlamento al più tardi il primo ottobre. Senza contare che il ministero delle Finanze ha appena annunciato una nuova deriva del deficit, stimato al 5,6% del Pil per il 2024, in assenza di nuovi risparmi. Dopo aver scartato, il 26 agosto, l'opzione di sinistra Lucie Castets, la candidata proposta dal Nouveau Front Populaire (Nfp), la scelta è sembrata orientarsi su Bernard Cazeneuve. --