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Il segnale che i colloqui per l'accordo tra Israele e Hamas non sono a un punto morto è arrivato ieri in serata, quando è trapelato che il team negoziale guidato dal capo del Mossad David Barnea è arrivato al Cairo. Per due giorni, dopo la partenza del segretario Usa Antony Blinken da Tel Aviv, si è seriamente temuto che la trattativa si fosse di nuovo arenata per via dell'irrigidimento delle diverse posizioni, mandando all'aria quella che gli Stati Uniti hanno definito «l'ultima chance» per fermare la guerra nella Striscia e riportare a casa gli ostaggi. Ora i rappresentanti di Israele, Egitto e Stati Uniti cercano un compromesso sui corridoi Filadelfia, compreso il valico di Rafah, e Netzarim, che avevano portato allo stallo. interposizione Hamas, riferiscono fonti egiziane, avrebbe adesso aperto alla presenza di una forza internazionale sulle due lingue di terra, quella al confine con l'Egitto e quella che spacca a metà la Striscia di Gaza. Finora il premier Benyamin Netanyahu ha escluso il ritiro delle truppe dai due corridoi, nonostante avesse assicurato a Blinken il sì al progetto-ponte degli Usa per arrivare all'accordo. Dall'altra parte, Yahya Sinwar ha posto la sua «linea rossa»: nessuna intesa se prima l'Idf non lascia completamente la Striscia e soprattutto Netzarim e Filadelfia. Sullo stallo è intervenuto di persona il presidente Usa Biden che mercoledì sera ha telefonato al premier esortandolo a essere «flessibile» e avvertendo con toni molto duri - secondo un funzionario Usa - che al round del Cairo dovranno essere rimossi gli ultimi ostacoli. Nella capitale egiziana, il direttore del Mossad Barnea, il capo dello Shin Bet Ronan Bar e il generale dell'ala strategica dell'Idf Eliezer Toledano - secondo indiscrezioni - presenteranno una mappa con la posizione finale di Israele lungo l'asse Filadelfia. Fonti di Walla hanno riferito che la mappa include una «certa ulteriore riduzione dell'entità delle forze dell'Idf», ma mostra il dispiegamento lungo l'intera lunghezza della zona cuscinetto. In vista del vertice previsto per domenica, i mediatori saranno al lavoro anche per scardinare la forte irritazione dell'Egitto per il piano di Israele che vorrebbe costruire otto torri di osservazione lungo l'asse. Come compromesso, ha riferito la tv Channel 12, gli Stati Uniti hanno offerto a Netanyahu di accontentarsi di sole due torri: Il Cairo ha rifiutato. Allo stesso tempo, Washington e i mediatori di Doha starebbero facendo forti pressioni su Sinwar per portare i suoi rappresentati al tavolo delle trattative. Doppio fronte Il capo delle milizie islamiste, secondo fonti arabe, sta giocando su due fronti. Per un verso si aspetta che l'Iran e Hezbollah allarghino il fronte della guerra togliendo truppe israeliane da Gaza. Mentre sull'altro versante avrebbe chiesto «garanzie sulla sua sicurezza e la certezza che Israele non sia messo in grado di continuare la guerra dopo la fine della prima o della seconda fase dell'accordo». Sinwar vuole che Hamas sopravviva a Gaza come movimento di «resistenza». Sinwar potrebbe inoltre aver ricevuto notizie dal Libano che la vendetta del partito di Dio per l'uccisione del comandante Fuad Shukr è alle porte. Tanto che il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha annunciato che adesso si guarda al fronte nord. --