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Le truppe ucraine che hanno sfondato il confine nel Kursk, se saranno capaci di stabilire robuste posizioni difensive, «potrebbero rimanere nel territorio russo per molto tempo». Insomma, al momento non è previsto «un ritiro a breve». È l'opinione di Can Kasapoglu, un analista della Difesa all'Hudson Institute, un think tank Usa, raccolta dalla Cnn, che ricostruisce le mosse tattiche e le scelte militari che hanno portato al successo della coraggiosa operazione ucraina. Secondo molti esperti, sono diverse le scelte ucraine dietro la riuscita dell'intera campagna con cui Zelensky è riuscito a spostare il campo di sfida di una guerra che va avanti da più di due anni. Prima di tutto la riservatezza assoluta. L'idea di sfondare è rimasta segreta: sulla base dei video e delle immagini satellitari, i movimenti delle truppe sembravano quasi un'esercitazione o un rinforzo difensivo. Solo nei giorni prima dell'incursione i comandanti furono informati della missione. Natia Seskuria, analista del Royal United Services Institute for Defense and Security Studies del Regno Unito (Rusi), ha spiegato che la forza militare s'è costituita in gran segreto sotto la copertura del fitto fogliame estivo lungo le strade rurali della regione di Sumy, nel nord-est dell'Ucraina. La seconda ragione: l'abilità dell'intelligence e la conoscenza del territorio. Grazie ai preparativi molto dettagliati gli ucraini erano in possesso di informazioni assolutamente precise sulla prontezza e l'abilità dei russi al confine e sul numero di ostacoli che avrebbero potuto trovare davanti, dai campi minati alle trappole per carri armati. Così hanno scoperto che non ce n'erano molti e che non avrebbero trovato grande resistenza. --