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Mentre le carceri italiane continuano ad essere teatro di proteste, più o meno violente, il governo cerca strade per arginare una emergenza fatta di sovraffollamento, fatiscenza delle strutture, organico della penitenziaria e suicidi che hanno raggiunto la drammatica quota di 63 casi. Tra luglio e agosto proteste, sfociate anche in aggressioni ad agenti, si sono registrate in moltissimi penitenziari, comprese le strutture per i minori. In questo quadro il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è chiamato ad intervenire e pensa ad una serie di iniziative che potrebbero viaggiare in parallelo con quanto previsto nel decreto approvato ad inizio mese e i cui risultati, per sua stessa ammissione, non arriveranno «prima di due o tre mesi». L'ipotesi è quella di intervenire in primo luogo sul sovraffollamento: al 31 luglio sono oltre 61mila le persone detenute in carcere a fronte di una capienza regolamentare che si ferma a 51.207. L'indice di sovraffollamento si attesta al 131,06%. Sono 149 (pari al 78%) gli istituti con un indice di affollamento superiore al consentito che in 50 istituti risulta superiore al 150% e in un caso, come quello di San Vittore, raggiunge il 220,98%. Il ministero di via Arenula prende in esame la possibilità di trasferire in comunità quella fetta di detenuti che si trova in custodia cautelare o in esecuzione pena «ma che non dovrebbero essere li». «Di questi 16mila - afferma Nordio - ce ne sono migliaia» che «hanno i requisiti per poter andare ai domiciliari, i magistrati li ritengono tali, ma non hanno un posto dove andare. Vogliamo quindi creare la possibilità di inviarli in domicili protetti», nelle comunità. Si tratta, a detta del ministro, quasi esclusivamente di cittadini stranieri arrivati clandestinamente, senza un lavoro, con debiti contratti con traghettatori e magari sono finiti a rubare o a spacciare droga». Proposte che, inevitabilmente, devono tenere conto delle due anime che agitano la maggioranza: da un lato quella di FdI contraria a qualsiasi forma di provvedimenti «svuota carceri», dall'altro quella di FI «contraria a amnistia e indulto». Per le opposizioni l'esecutivo sta «incredibilmente sottovalutando la gravità della situazione». --