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Rita Cola / SAN GIORGIO CANAVESELa passione per la storia? «C'è sempre stata. Avevo undici anni quando andavo con mio papà a fare i mercatini dell'antiquariato. Ero già presissimo, mi piacevano le robe vecchie. Adoravo andare con lui a cercare gli oggetti nelle cantine e nelle soffitte». Silvio Giovetti, di San Giorgio Canavese, di anni oggi ne ha 42 e, davanti a sè, un progetto ambizioso: «Raccontare la storia di San Giorgio attraverso le persone, tutte le persone, anche quelle comuni. Perché siamo tutti importanti».E come si racconta la storia delle persone (e quindi) di un paese? Attraverso sostanzialmente tre cose: gli oggetti, i documenti e le testimonianze. Di oggetti e documenti, Silvio Giovetti ne ha una soffitta piena. «Come dicevo - riprende il discorso - ero già presissimo da ragazzino, sentivo il fascino di questi oggetti portatori di storie». Il papà di Silvio, scomparso nel 2022, collezionava cartoline ed era lui stesso appassionatissimo di oggetti attraverso i quali si possono testimoniare momenti di vita vissuta di una comunità. «Mi ha trasmesso la passione delle collezioni, io ho collezionato giocattoli, sono appassionatissimo di Lego e di oggetti storici legati alle guerre. Quando ero ragazzino e lo aiutavo, mio padre mi dava una paghetta e io mi compravo vecchi oggetti da collezionare», racconta. Ma Silvio Giovetti è andato oltre: collezionare sì, va bene, ma ora ritiene sia venuto il tempo di condividere. In alcune occasioni, diversi suoi oggetti sono stati utilizzati per mostre. Proprio in questo periodo (fino al 29 settembre) al museo etnografico Nossi rais è visitabile "San Giorgio: racconti dal passato", con cartoline, oggetti, documenti con diversi pezzi della sua collezione. San Giorgio: racconti dal passato è diventata anche una pagina Facebook. «Avevo già in mente di dare vita a una pagina social - dice - ma pensavo che avrei potuto farlo più avanti. Invece, esponendo per la mostra, mi sono detto: ma sì dai, partiamo e vediamo che succede». E succede che la dimensione social ha aperto a Silvio Giovetti un sacco di storie nuove. «Io, dalla mia collezione, ho tantissimo materiale per alimentare la pagine per anni - spiega - ma è accaduto un fatto nuovo. Diverse persone di San Giorgio mi hanno contattato per condividere documenti, darmi riscontro su vicende e immagini che ho pubblicato, e aiutarmi nella ricostruzione di storie e raccontandomene di nuove».L'obiettivo di Silvio Giovetti è quello di condividere liberamente il frutto delle sue ricerche e delle collezioni perché l'obiettivo finale è scrivere la storia della comunità di San Giorgio. A casa sua, in un angolo della vecchia San Giorgio che sa sorprenderti piacevolmente senza mostrarsi, Silvio Giovetti ha già di fatto allestito un museo solo suo, curato e pieno di curiosità, con pezzi catalogati che arrivano un po' ovunque (non c'è gruppo di collezionisti che non conosca). Il lavoro che ha in mente e che sta portando avanti, però, è molto di più. Perché accanto agli oggetti che spera in futuro di riuscire a mostrare in modo permanente a chiunque sia interessato, c'è il racconto collettivo delle vite che il paese hanno abitato. Le storie derivano da foto, documenti, fogli matricolari che sta pazientemente recuperando da tutti coloro che, da San Giorgio, sono partiti per la guerra. Di ogni foto cerca di ricostruire le identità, da lettere e documenti ritrova il vecchio paese, personaggi che hanno lasciato il segno e storie comuni, storie di luoghi che si intersecano con vite quotidiane di famiglie attraverso le generazioni in case restaurate e abitate ancora o che passano di mano o restano lì, vuote: «Mi piacerebbe parlare con più anziani possibile per raccogliere memorie. E mi piace parlare con chiunque abbia qualche storia da raccontarmi». I dettagli pescati qua e là hanno tutti un comune denominatore: l'amore per il paese. Da una vecchia lettera di un soldato sangiorgese a Tripoli emerge la nostalgia di San Giorgio e il desiderio di un ritorno per andare a Misobolo a fare una merenda con una buona frittata. O le storie di emigranti, con le lettere da Calumet (in Michigan) dove in tanti lavoravano nelle miniere di rame e dove, forse per lenire la nostalgia di casa, era stato creato un "circolo del Botta". Silvio Giovetti mostra oggetti e documenti della sua collezione e di ciascuno sa tutto e tutto pare un tassello di un puzzle enorme che andrà a comporre la vita del paese: «Perché lo faccio? Io amo il mio paese, e questa è la mia missione». --