Senza Titolo

Cinque giorni dopo la libertà ritrovata dai domiciliari, Giovanni Toti scappa a Roma. Sfida l'afa della Capitale per riabbracciare e ringraziare amici e alleati - che incontra tutti e separatamente - e prova a seminare pace. Sul governatore a cui passerà il testimone della Liguria «non scelgo io», rassicura il presidente dimissionario su cui pende il rinvio a giudizio per le accuse di corruzione e finanziamento illecito dell'inchiesta genovese. E soprattutto, dopo le consultazioni vis a vis con Noi Moderati, Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia, smentisce che nel centrodestra ci sia «una guerra o un braccio di ferro». Quindi rilancia la carta dell'unità e punta sul candidato civico azzardando che sia questa la volontà più condivisa. Parole che suonano come una risposta alle preoccupazioni, non troppo nascoste, di Forza Italia e di Antonio Tajani. --