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Sale col passare delle ore la tensione in Venezuela. Il presidente Nicolas Maduro, al centro delle denunce di brogli elettorali che gli sarebbero valsi la rielezione, gioca la carta del golpe e promette il pugno di ferro contro le manifestazioni, spostando l'obiettivo sugli atti vandalici e le contestazioni violente.Si denuncia un golPe «È in atto un colpo di Stato, un piano dell'estrema destra per una rivoluzione», come quelli di Capriles, Lopez e Guaidò, ha denunciato il leader socialista mostrando le immagini della protesta mentre nel Paese si abbattono i monumenti iconici della rivoluzione bolivariana e si bruciano i ritratti dell'eterno comandante Chavez. «I fascisti - ha detto Maduro - vogliono iniziare un'escalation di terrorismo. Conosciamo questo modus operandi» che è già stato utilizzato «dall'estrema destra» nel tempo e «sappiamo come affrontare questa situazione». Dietro questo piano, ha accusato, «ci sono i gringos», è un piano di destabilizzazione «made in Usa» per una «controrivoluzione violenta». Il «golpe», come l'ha chiamato Maduro a più riprese in una conferenza stampa fiume, diventa così la giustificazione per la repressione e gli arresti a tappeto. Ondata di arresti A dare il bollettino delle operazioni delle forze chaviste in tutto il Paese è stato il procuratore Alex Saab, che ha annunciato 749 arresti. E sono almeno quattro i morti e una cinquantina i feriti, secondo le ong in difesa dei diritti umani. Ma i numeri sono destinati a crescere perché, ha spiegato il presidente venezuelano, «li abbiamo filmati e li identificheremo tutti, e dovranno pagare», aggiungendo che in larga parte sono «gruppi di delinquenti armati e drogati, pagati 150 dollari al giorno, come loro stessi stanno già confessando». Ormai il tema della discussione per Maduro non sono più le schede elettorali e le presunte manipolazioni del risultato delle consultazioni di domenica. Il Paese sta rapidamente scivolando nella violenza e in una stretta autoritaria che colpisce direttamente anche esponenti politici di spicco. Tra gli arrestati c'è anche il capo di Volontà Popolare, Freddy Superlano, alleato della leader dell'opposizione Maria Corina Machado e dell'ex ambasciatore Edmundo Gonzalez Urrutia, principale avversario di Maduro alle urne. Le reazioni L'organizzazione degli Stati americani nel frattempo ha convocato una riunione d'urgenza dopo aver pubblicato un comunicato in cui si denuncia una »manipolazione straordinaria« del voto. L'establishment socialista «ha applicato uno schema repressivo, accompagnato da azioni atte a distorcere completamente il risultato elettorale», si afferma. Biden ha sentito il brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, mentre il Cremlino ha esortato l'opposizione ad abbassare la testa. Pechino ha promesso a Maduro di portare la partnership verso nuove vette, mentre Antonio Tajani ha telefonato a Machado, »leader dell'opposizione al regime di Maduro«, alla quale ha espresso »solidarietà e vicinanza». --