Senza Titolo
Da un appalto da quasi 700mila euro per servizi di pulizia di una caserma a Velletri, pilotato da un generale dei carabinieri, ai quasi 165 mila euro pagati da 2 imprenditori per una «mediazione» per entrare nel 2020 nel «servizio ristorazione», del valore di 15 milioni, presso sedi «della Presidenza del Consiglio». Fino ad un presunto «meccanismo» di «accaparramento» delle «commesse» del ministero delle Infrastrutture, che coinvolge «funzionari e dirigenti pubblici». Ci sono imputazioni delineate, riconosciute nelle misure cautelari, e casi inquietanti su cui ancora c'è molto da «approfondire» nell'inchiesta del pm di Milano Storari, condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, che ieri ha portato ai domiciliari Oreste Liporace, 62 anni, ex comandante reggimento Allievi Marescialli e Brigadieri di Velletri e poi direttore dell'Istituto Alti Studi della Difesa, fino a ieri quando è stato sospeso dall'Arma. Ai domiciliari è finito pure l'imprenditore della logistica Ennio De Vellis, 63 anni, che nelle 200 pagine dell'ordinanza del gip Santoro appare il trait d'union di gran parte delle vicende, anche per il legame con Lorenzo Quinzi, una vita nei ministeri con vari ruoli e da gennaio capo del dipartimento affari generali e digitalizzazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Salvini. Quinzi è indagato per turbativa, così come sono iscritti altri imprenditori, funzionari e dirigenti, mentre la Gdf ha effettuato perquisizioni a carico di 22 persone (una decina gli indagati) e anche negli uffici del Mit. L'inchiesta nasce da una passata indagine per corruzione, dalla quale erano già venute a galla le «figure degli imprenditori» e fratelli Massimiliano e William Fabbro, interrogati e che hanno collaborato. --