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Dopo la tensione arriva il tempo delle riflessioni nella trattativa per i vertici europei.SCOSSE E TRATTATIVE Da qui alla metà della prossima settimana Bruxelles sarà segnata da una serie di scosse politiche di assestamento e dai negoziati che, sotterraneamente, la stessa Ursula von der Leyen cercherà di intavolare con le delegazioni. Gli occhi restano puntati su Giorgia Meloni che ha dato un primo segnale: stoppando, di fatto, il potenziale ingresso di Viktor Orban in Ecr. Un'adesione che avrebbe complicato fatalmente il dialogo tra Fdi e il Ppe, Lo stop agli orbaniani di Fidesz si è concretizzato in una duplice mossa. I Conservatori, dominati dalla delegazione meloniana, hanno prima promosso l'ingresso dei nazionalisti di Aur (Alleanza per l'unità dei Romeni), detestati da chi, come Orban, professa il sogno del ritorno della Grande Ungheria asburgica. Ecr ha inoltre fatto firmare ai romeni una dichiarazione di sostegno all'Ucraina. Non era scontato, essendo il leader di Aur, George Simion, sanzionato dall'Ucraina per le sue affermazioni anti-Kiev. La reazione di Fidesz è stata veemente. «Non condivideremo mai un gruppo con Aur», ha tuonato il capodelegazione Mate Kocsis. Parole che però non hanno allarmato Nicola Procaccini. Oltre a ricordare che Fidesz non è membro del gruppo il co-presidente di Ecr ha sottolineato che, se volesse entrare in Ecr, anche Fidesz dovrebbe firmare una dichiarazione di sostegno a Kiev. Lo stop di Orban complica tuttavia i già non ottimali rapporti tra Fdi e chi sponsorizzava l'ingresso di Fidesz, i polacchi del Pis. «Meloni vuole il controllo del gruppo e non tiene conto del parere delle altre delegazioni», ha attaccato Jacek Saryusz-Wolski, uno dei dirigenti del partito polacco. Per Orban restano aperte le porte del gruppo Id mentre l'orizzonte di un gruppo unico delle destre appare via via più lontana. Si prevedono nuove battaglie di numeri tra Ecr, Id e Renew. I Liberali, celebrando l'ingresso dell'eurodeputato belga di Les Engages, sono saliti a 81 seggi, contro gli 83 di Ecr, ma nuovi arrivi potrebbero innescare il contro sorpasso. Meloni, di fronte alla maggioranza europeista e Paesi come Francia e Germania, è chiamata ad una maggiore chiarezza di intenti. Il suo ipotetico e finora tiepidissimo appoggio a von der Leyen si incrocia con il fatto che Ecr, nella sua interezza, non voterà in ogni caso la presidente uscente. Intanto dalla Ue spiegano che un'intesa forte sul pacchetto dei top jobs Ue ha bisogno del sì di un Paese fondatore come l'Italia. Al vertice dei 27 della settimana prossima si potrebbe giocare a carte scoperte. Il terzetto von der Leyen, Antonio Costa e Kaja Kallas viene giudicato stabile. --