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Un'altra indagine della Procura di Milano per caporalato che coinvolge il mondo della moda e che ha portato il Tribunale a disporre l'amministrazione giudiziaria per un anno, con finalità non tanto «repressiva, quanto preventiva» di Manufactures Dior srl società italiana di una delle maison del lusso più note al mondo. L'accusa I giudici della sezione misure di prevenzione hanno accolto la richiesta dei pm di procedere con una «bonifica aziendale» volta a «depurare» l'attività di impresa «dagli elementi inquinati» per evitare «futuri incidenti» come quello in cui è rimasta coinvolta l'azienda legata al gruppo francese, non indagata, che produce articoli da viaggio, borse e altri capi in pelle e che fa parte del colosso mondiale del lusso LVMH di Bernard Arnault. Nonostante i 709 dipendenti e 650 milioni di fatturato nel 2022, per i magistrati non sarebbe stata capace di prevenire e arginare fenomeni di sfruttamento lavorativo nell'ambito del ciclo produttivo che si è avvalso di appalti e subappalti. Secondo la ricostruzione la vicenda è simile a quella emersa nei mesi scorsi e che ha riguardato la Alviero Martini spa e la Giorgio Armani Operations. A dare il via all'inchiesta sono state le ispezioni, a partire dallo scorso 21 marzo, in quattro opifici nel Milanese e in Brianza. Dagli accertamenti è emerso che Manufactures Dior ha esternalizzato la produzione «in via diretta» alla Pelletteria Elisabetta Yang e alla Davide Albertario Milano srl. Produzione, come si legge nel provvedimento, effettuata in contesti « di sfruttamento dei lavoratori», anche da una terza società, la New Leather Italy srls. Una quarta società, risulta invece, abbia ricevuto «solo formalmente» in subappalto la produzione in quanto avrebbe rappresentato solo un «serbatoio» di mano d'opera in modo da non versare gli oneri contributivi, retributivi e fiscali con il risultato di abbattere i costi. I controlli Durante i controlli sono stati identificati 32 lavoratori di cui 7 in nero e dei quali due clandestini. I loro stipendi sarebbero stati al di sotto della soglia, le condizioni abitative in cui avveniva la produzione, si cominciava alle 6.30 e si finiva alle 21.30, «degradanti» in «ambienti abusivi e insalubri». In più, tra l'altro, macchinari sono stati trovati privi di «dispositivi di sicurezza». Così un modello di borsa Dior è costato alla maison 53 euro e sarebbe stato rivenduto a 2600 euro in negozio. Comunque a seconda del modello il costo è «variabile dai 35 ai 70» euro. Insomma, per il Tribunale, la Manufactures Dior srl «non ha eseguito efficaci ispezioni o audit per appurare in concreto le effettive condizioni lavorative». Infine, 5 titolari dei laboratori sono indagati per caporalato, abusi edilizi e fatture per operazioni inesistenti, e sono state comminate ammende pari a 138.000 euro e sanzioni amministrative pari a 68.500 euro e per i 4 opifici è stata disposta la sospensione dell'attività.