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Un «sistema» che consente di «produrre volumi di decine di migliaia di pezzi, a prezzi totalmente sotto soglia da eliminare la concorrenza», sfruttando alla base della filiera manodopera irregolare, in nero e con paghe da fame, che mangia e dorme in «condizioni degradanti» in capannoni fatiscenti. Indaga la procura di Milano Uno «schema» diffuso tra «le case di moda» su cui ha iniziato ad indagare la Procura di Milano, tanto che ieri, dopo un primo risultato dei mesi scorsi (il commissariamento della Alviero Martini Spa), è arrivata a ottenere l'amministrazione giudiziaria per una delle società del gruppo Armani. La Giorgio Armani operations Spa - società con oltre 1.200 dipendenti che si occupa di progettazione e produzione di abbigliamento e accessori per il colosso dell'alta moda - non ha «mai effettivamente controllato la catena produttiva» scrive la sezione misure di prevenzione del Tribunale, tanto che le società appaltatrici per la produzione di borse e cinture avrebbero subappaltato ad opifici abusivi di titolari cinesi. Con questo «meccanismo di sfruttamento lavorativo» agevolato «colposamente» dalla Spa perché non contrastato, secondo l'inchiesta dei carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro e dei pm Paolo Storari e Luisa Baima Bollone, un laboratorio clandestino poteva vendere all'intermediario-fornitore una borsa finita a poco più di 90 euro, venduta col marchio Armani a 1800 euro. La GA operations, è la replica «ha da sempre in atto misure di controllo e di prevenzione atte a minimizzare abusi nella catena di fornitura» e «collaborerà con la massima trasparenza con gli organi competenti per chiarire la propria posizione rispetto alla vicenda». Il presidente del Tribunale Fabio Roia assicura che il commissariamento avverrà «senza impossessamento degli organi amministrativi, consentendo quindi alla società la piena operatività sul piano imprenditoriale». E garantirà «una affidabilità di mercato addirittura rafforzata dalla presenza del Tribunale» sotto «il primario controllo dell'amministratore giudiziario Piero Antonio Capitini», che affiancherà il management nella bonifica dei rapporti coi fornitori. La società del gruppo Armani non è indagata, mentre sono accusati di caporalato i quattro titolari «di aziende di diritto o di fatto di origine cinese». --