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Andrea Scutellà / ivreaUn primario di Rianimazione fa sempre comodo in Borghetto. Non che ce ne sia stato bisogno, ma non si sa mai. Poi se il primario è anche uno che i carri non li molla mai, un Tigre, è ancora meglio.Luca Cochelli, 44 anni, ha vinto l'ambito premio del più combattivo tra i Tuchini lo scorso anno. «Non me lo aspettavo assolutamente - racconta in Borghetto -. Tra l'altro non ho neanche un tiro così potente. Diciamo che mi spacco la faccia e i carri non li mollo proprio mai». il tuchino di formenteraE forse è questo il segreto del Borghetto, non mollare mai nessuno. Pensate a Simone Pozzo, 51 anni, storico membro del gruppo Cuj dal Punt, che ha portato alla gloria il tiro sul Ponte vecchio, e voce dell'alzabandiera della domenica, ormai diventato un appuntamento tradizionale. Ecco, per dire, lui arriva da Formentera. È ovvio che sia eporediese al massimo grado, ma dopo lo sfortunato Carnevale 2020, ha deciso di trasferirsi nell'isola spagnola. «I primi due anni - racconta -, ho gestito un ristorante con due soci, ben specificando, però, che era solo nel tempo in cui non si poteva più viaggiare. Perché per lavoro io organizzo viaggi Italia-Stati uniti in entrambe le direzioni. Porto gli statunitensi, a conoscere la nostra enogastromia e cultura. Li chiamiamo viaggi esperienziali. Grazie ai Ferrando, infatti, ho conosciuto Neal Rosenthal, che 43 anni fa ha incontrato Luigi e hanno iniziato a esportare il Carema e altri vini canavesani negli Stati uniti». Niente male, insomma. E ora Pozzo organizza viaggi in entrambi i sensi e fa base nella splendida isola spagnola, almeno per 6-7 mesi l'anno. Perché poi, intorno a ottobre-novembre, inizia il Carnevale dei Tuchini del Borghetto. Le prime cene, le prime feste, a cui non si può mancare. Anche perché per quelli come Pozzo vivere il Carnevale solo per tre giorni l'anno, sarebbe riduttivo. Ormai il suo discorso prima dell'alzabandiera è uno dei momenti più attesi in Borghetto. Tant'è, che non siamo riusciti a sentirne nemmeno una parola. Non saranno stati tutti i 1.650 corvi ad ascoltarlo, ma un migliaio sul Ponte vecchio c'erano tutti. Poi, al solito, si è alzata la canzone del gruppo, che ormai è cantata in tutto il Borghetto. Quella che termina con l'urlo: «Alza 'sta maschera è affrontami davvero, quel che hai di fronte è un fiero corvo nero! ». Sono gli stessi carristi a richiederla, alzando le maschere quando tutto il Borghetto la intona. «Cuj dal punt - racconta Pozzo -, è nato nel 2004 quando eravamo 700, negli anni in cui vincevamo i carnevali in 900 e forse era il numero giusto per tirare in Borghetto. L'idea è quella di dare il benvenuto sul ponte, lì dove è più difficile tirare. In realtà noi ci siamo trovati come aranceri e poi siamo diventati amici. È nato tutto così». «tre giorni l'anno non serve»Per quanto riguarda il ritorno il significato del Carnevale, per Pozzo è una parola sola: «Casa. Vivo in un posto estremo - racconta- e ho capito che scopri quanto sei eporediese solo quando sei lontano da Ivrea. E i Tuchini te lo ricordano sempre, perché sono la famiglia che hai scelto». Casa, famiglia. Parole che ritornano soprattutto per gli eporediesi di ritorno. Come Luca Cochelli, appunto, il primario tuchino, eporediese di nascita, ma che oggi vive a Torino. La sua è una storia particolare. Ha avuto una lunga militanza nell'Asso di Picche, poi è passato in Borghetto, seguendo gli amici, da 12 anni. «Il tiro per me - racconta - significa essere di Ivrea. Lego il mio essere eporediese al Carnevale. Gli amici, gli eventi, le bandiere, le serate. Se dovessi vivere il Carnevale solo tre giorni l'anno non ci sarei così legato». Quando gli chiediamo come spiega la sua passione a Torino, ci risponde semplicemente che non lo fa. «Non sono di Ivrea - precisa - e non potranno mai capirlo». Altri esempi eccellenti di medici al Carnevale, ci sono: il professor Mauro Salizzoni ha diretto per quasi trent'anni il Centro Trapianti di fegato dell'Ospedale Molinette di Torino, tirava nei Mercenari. E alla fine visto che il Carnevale si svolge per lo più nei weekend, a Cochelli per partecipare basta prendere il lunedì e il martedì di ferie. E almeno il tiro, è assicurato.il sindaco e la cassettaIl Borghetto, poi, è sempre lo stesso. È il posto dove un intellettuale come Marco Peroni può fermarti e dirti: «Sono diventato corvo d'oro, mi sento nel pieno dell'adolescenza». Dove l'ex sindaco Stefano Sertoli torna a tirare con la sua tuta blu. E tira davvero, la sua non è una presenza di maniera, anche perché non c'è nessuna campagna elettorale in corso. Solo resta lì appena via Guido Gozzano si allarga e parla, stringe mani, fa foto con tutti. Non a caso lo stesso Matteo Chiantore quando lo aveva battuto alle elezioni, lo ha comunque definito «un signore». Il Borghetto è quel posto dove si canta tutti insieme fino alla fine Cubetti, che rimarca la differenza del tiro in quella piazza: «In mezzo passa il fiume, il resto conta zero, io sono e sarò sempre un corvo nero». Ed è anche quel posto dove c'è chi tira con una cassetta di gommapiuma dietro la schiena. A ricordare che il brutto gesto dello scorso anno, è ormai digerito ed è entrato nella memoria. E, visto che non si è fatto male nessuno, può passare nell'olimpo delle burle di Carnevale. --