Rogo Darkem, pena ridotta in appello

Andrea Scutellà / scarmagnoUna lieve riduzione di pena, per i fratelli Giuseppe e Davide D'Arco, ritenuti responsabili del rogo della Darkem di Scarmagno, arriva dalla Corte d'Appello di Torino. Si è passati dai 3 anni comminati dalla giudice Antonella Pelliccia ai 2 e 10 mesi - peraltro la pena richiesta dalla pm Valentina Bossi - dello scorso lunedì 22 gennaio. La pronuncia è arrivata a tempi di record rispetto alla sentenza di primo grado, perché il rischio della prescrizione era forte. I fatti risalgono al 30 maggio 2016 quando il sito, su cui sono insistite le macerie del crollo fino allo scorso anno, è stato interessato da un tremendo incendio, con quattro violente esplosioni, che hanno proiettato le macerie anche a grande distanza fino a investire le villette di Giuseppe Nesci e Pasquale Inzillo, che si sono costituiti parti civili nel processo, insieme al Comune di Scarmagno e ai vigili del fuoco, i poliziotti e i carabinieri intervenuti sul posto e feriti - in alcuni casi anche in maniera grave - dal fuoco e dalle esplosioni. La storia della Darkem di Domenico D'Arco - padre di Giuseppe e Davide, deceduto durante prima della chiusura delle indagini - è una vicenda puntellata di incidenti e incendi che si è trascinata per molti anni, in Canavese, da quando si chiamava ancora Interchimica e si trovava in regione Tebbio a Strambino. Prima di arrivare a Scarmagno la loro attività era stata anche a Torre Balfredo, nel Comune di Ivrea, dove era scoppiato un incendio nel 2012. La Darkem ha sempre trattato prodotti chimici, rimanendo costantemente sotto l'occhio vigile dell'Arpa per le sue attività.Quella sera, intorno alle 21.30, il capannone era vuoto, i dipendenti se ne erano andati e non c'era nemmeno il custode. Le fiamme sono divampate intorno alle 21 e dopo pochi minuti sul posto era già presente una squadra di vigili del fuoco di Ivrea, i carabinieri e una volante della polizia. Intorno alle 21.30 in rapida sequenza erano avvenute quattro devastanti esplosioni descritte dai presenti come un vero e proprio inferno. Il capannone era stato sventrato e detriti incandescenti come un vulcano erano stati scagliati in ogni direzione fino a una cinquantina di metri. Sette persone, tra vigili del fuoco e carabinieri vennero feriti, anche gravemente, ma nessuno, per puro miracolo, rimase ucciso quella notte.L'avvocato Andrea Castelnuovo, attraverso cui si è costituito il Comune di Scarmagno, esprime «piena soddisfazione per la conferma di tutte le statuizioni civili a risarcimento dei danni». Pio Coda, legale di Inzillo e Nesci, sulla stessa lunghezza d'onda afferma che«sono stati respinti i motivi di ricorso in appello con una minima riduzione. Se anche il processo andasse prescritto, sotto il nostro profilo di danneggiati conta questa conferma». Stefano Rossi, avvocato dei D'Arco, rivela: «Attendiamo le motivazioni, ma faremo certamente ricorso in Cassazione». --