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Vladimir Putin è tornato alla tradizione della mega conferenza stampa di fine anno - dopo l'interruzione del 2022 - per ostentare sicurezza sulla tenuta della Russia, in campo economico e nel conflitto in Ucraina. E la pace ci sarà quando Mosca avrà «raggiunto i suoi obiettivi», che rimangono la «denazificazione» e la «demilitarizzazione» dell' Ucraina. Soprattutto, ciò avverrà senza il bisogno di una nuova mobilitazione, ha assicurato. Una promessa di fondamentale importanza per un capo dello Stato che nel marzo prossimo si ripresenterà candidato per un quinto mandato alla guida del Paese. La rinuncia al richiamo dei coscritti, ha sottolineato Putin, è possibile grazie al gran numero di volontari che si arruolano sotto contratto, 486mila nell'ultimo anno. Ciò ha fatto sì che attualmente dei 617mila uomini impegnati sui duemila chilometri del fronte, solo 244mila sono riservisti richiamati alle armi, mentre la maggioranza sono professionisti. E secondo Putin, le forze russe stanno «migliorando le loro posizioni su tutto il fronte». Per il segretario generale Nato, Jens Stoltenberg, le parole di Putin confermano che la Russia «si sta preparando a una lunga e dura guerra» e quindi è necessario continuare l'assistenza militare a Kiev. Anche perché «se Putin vince in Ucraina, c'è il rischio concreto che la sua aggressione non finisca lì». Per ora, tuttavia, la Nato ha escluso che la Russia abbia portato un attacco intenzionale alla Romania, dopo che un altro drone di Mosca si è schiantato sul territorio romeno, durante bombardamenti su infrastrutture portuali ucraine sul Danubio. Putin non ha nascosto la soddisfazione per le difficoltà incontrate da Kiev nell'ottenere i nuovi aiuti occidentali. «L'Ucraina oggi non produce quasi nulla» in termini di armi e «tutto arriva dall'Occidente», ma «questi omaggi un giorno potrebbero finire e, a quanto pare, stanno finendo». --