L'inchiesta sullo scandalo corruzione negli investimenti «verdi» travolge il governo portoghese e lo stesso premier, Antonio Costa, costretto a dimettersi dopo 8 anni alla guida del Paese. L'annuncio in tv del primo ministro socialista è arrivato dopo una mattinata convulsa in cui la polizia ha compiuto blitz e perquisizioni negli uffici governativi, nei ministeri e tra le persone a lui più vicine. «Sono fiducioso nel funzionamento della giustizia e voglio dire ai portoghesi, guardandoli negli occhi, che non ho sulla mia coscienza il peso di nessun atto illecito», ha detto Costa davanti alle telecamere, mentre da ore circolavano indiscrezioni su un suo possibile coinvolgimento penale nella vicenda che ha portato all'arresto di diverse persone del suo entourage. Il fermo è infatti scattato per il suo capo di gabinetto, Vítor Escaria, il sindaco della città portuale di Sines, Nuno Mascarenhas, e l'imprenditore, consulente e amico personale del premier, Diogo Lacerda Machado. Tutti arrestati per il rischio di fuga e inquinamento delle prove, mentre tra gli indagati ci sono anche il ministro delle Infrastrutture Joao Galamba, quello dell'Ambiente Duarte Cordeiro, e il capo dell'agenzia ambientale del Paese. Coinvolto nell'inchiesta anche l'ex titolare dell'Ambiente Joao Pedro Matos Fernandes. Le indagini si concentrano su una serie di procedimenti nell'attribuzione di appalti chiave per il futuro della transizione e dell'autonomia energetica del Portogallo. —