Senza Titolo

La «vocazione» del «gruppo di via Vittor Pisani 10», così ribattezzato dall'indirizzo a due passi dalla stazione Centrale di Milano in cui aveva uffici e «base logistica», era quella di «stringere alleanze e offrire ai partner» servizi per fare «profitti» all'interno di un «sistema» in cui le famiglie di'ndrangheta ne traevano «evidenti benefici». Servizi o meglio attività illecite che inquinavano settori economici di vario genere: dalle frodi sui contributi Covid e sull'Ecobonus nell'edilizia, fino alla «vendita di false fideiussioni» e ai traffici illeciti di carburante e rifiuti. A capo di ben due associazioni per delinquere, una delle quali portava avanti il vecchio e redditizio business del narcotraffico con cocaina che arrivava pure da Perù e Brasile, ci sarebbe stato Giovanni Morabito, 59 anni, che ufficialmente collaborava come medico in diverse Rsa milanesi. Morabito che, però, è anche il figlio dello storico «capo Crimine» della'ndrangheta in Lombardia Giuseppe, detto U Tiradrittu, detenuto al 41bis. Il 59enne, già condannato in passato per traffico di droga, è stato arrestato nella mattinata di ieri nella sua casa milanese nell'inchiesta dei carabinieri di Monza, del Nucleo investigativo della Penitenziaria e della Dia. Indagine nella quale sono state eseguite misure cautelari, firmate dal gip Domenico Santoro, nei confronti di 18 persone, mentre i pm ne avevano chieste 65 per altrettanti indagati. Il gip non ha riconosciuto l'accusa di associazione mafiosa, ma solo quella di associazione «semplice» aggravata dalla finalità di agevolare la'ndrangheta. In una delle intercettazioni del dicembre 2020, Massimiliano D'Antuono, presunto braccio destro di Morabito e anche lui finito in carcere, fa l'elenco dei «plurimi servizi (illeciti) offerti», tra cui, riassume il gip, le «indebite percezioni di finanziamenti pubblici connesse al decreto liquidità e al decreto rilancio», provvedimenti legati alla fase della pandemia, con presentazione di «istanze per un valore di quasi 2 milioni di euro». Alcune sono riuscite a farsele «liquidare» dai canali bancari, ma solo per circa 35mila euro, mentre tutto il resto è stato «bloccato», dopo l'intervento degli inquirenti. Nel frattempo, il 26 giugno 2020 si sarebbe tenuto un «importante» incontro in cui «sei gruppi» con dentro persone legate «a diverse e potenti famiglie di'ndrangheta», avrebbero deciso di «operare» assieme «nel business dei rifiuti», spartendosi i guadagni. --