Lo scontro fra Polonia e Ucraina, alleati di ferro contro la Russia ma divisi sulle importazioni di grano in Europa, si smorza. Ci ha pensato il presidente Andrzej Duda a gettare acqua sul fuoco delle polemiche, innescate dalla posizione oltranzista del premier Mateusz Morawiecki.
Le elezioni, si sa, si avvicinano e i voti degli agricoltori sono cruciali. Ma lo standing della Polonia stava iniziando a soffrire. Ecco allora che Varsavia ha annunciato corridoi di transito attraverso i quali l'Ucraina può esportare il suo grano verso i Paesi che ne hanno bisogno ma manterrà in vigore il divieto di esportazione sul proprio mercato.
Nuova riunione
«Stiamo cercando di aiutare l'Ucraina – afferma Duda – e i Paesi che ne hanno bisogno. Credo che il governo abbia preso la decisione giusta di mantenere il divieto di vendita del grano ucraino sul mercato polacco: grazie al lavoro dei nostri agricoltori siamo autosufficienti». In pratica non cambia nulla e si torna alla situazione precedente. «Stiamo finalizzando i nostri commenti sul piano d'azione che Kiev ha presentato lunedì scorso all'ultima riunione della piattaforma di coordinamento» sull'export dei cereali ucraini e che verrà discusso durante la nuova riunione della piattaforma, in programma «giovedì prossimo», ha notato una portavoce della Commissione Europea.
Perché, ovviamente, ci sono degli aspetti comunitari che vanno affrontati. Insomma, i toni si sono abbassati dopo la minaccia di Kiev di portare la Polonia al Wto e il coro di critiche, sulla linea del tradimento, scoppiato a Varsavia. Lo stesso Volodymyr Zelensky ha usato un registro ben più conciliante. «Sono grato a tutta la Polonia per l'inestimabile sostegno e solidarietà che contribuisce a difendere la libertà di tutta la nostra Europa», ha scritto in un post su Telegram ricordando di aver incontrato e ringraziato i cittadini e i volontari polacchi per gli sforzi a favore dell'Ucraina.
Il fattore
Usa A Mosca d'altra parte non era parso vero di scorgere una crepa nell'alleanza di ferro e nei giorni scorsi si era gettata a capofitto nella diatriba. «Le tensioni tra Varsavia e Kiev cresceranno», aveva vaticinato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. «E anche le frizioni tra Kiev e le altre capitali europee cresceranno con il tempo, è inevitabile». Ma pure questa volta sarà per un'altra volta. Certo, che il futuro sia privo di sussulti non è detto. Il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti, il governatore della Florida Ron DeSantis, si è detto ad esempio contrario all'adesione dell'Ucraina alla Nato, affermando di non ritenere che sia nell'interesse della sicurezza americana. «Tutto ciò farebbe aggiungere altri obblighi a noi ma quali sono i benefici che otteniamo in cambio? », si è chiesto nel podcast del Glenn Beck Program.
Le presidenziali Usa rischiano quindi di essere una momento di svolta nella storia di questo conflitto. Zelensky lo sa, per questo vuole correre. E lo sanno anche a Mosca. Nel mentre il governo della sedicente repubblica del Donetsk, ha imposto un coprifuoco di 5 ore, dalle 23 alle 4 in settimana, con un decreto che vieta assemblee, manifestazioni oltre ad altri eventi di massa, a meno che non siano autorizzate dal quartier generale . —