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Non cedere alle paure o, peggio, alla «tentazione cinica di cavalcarle». Il monito del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, risuona nell'auditorium Parco della Musica dove è riunita l'assemblea di Confindustria. Dopo giorni di allarmi su tenuta economica e gestione dei migranti e con l'accendersi del dibattito sul rapporto tra Italia ed Europa, le parole del capo dello Stato indicano una rotta ben precisa: «Se c'è qualcosa che una democrazia non può permettersi è di ispirare i propri comportamenti, quelli delle autorità, quelli dei cittadini, a sentimenti puramente congiunturali». Il binomio Italia-UeMattarella cita Luigi Einaudi quando scriveva «È necessario che gli italiani non credano di dover la salvezza a nessun altro fuorché se stessi. Oggi - aggiunge lui - diremmo a noi stessi e agli altri popoli coi quali abbiamo deciso di raccoglierci nell'Unione Europea». Un binomio, quello Italia-Ue che il presidente torna a sottolineare con forza, prima di affrontare altri temi d'estrema attualità, come la sicurezza sui luoghi di lavoro e i salari bassi. «Qual è un principio fondamentale della democrazia? - si interroga il capo dello Stato -. Evitare la concentrazione del potere, a garanzia della libertà di tutti. Vale per le istituzioni - rimarca -. Vale per le imprese». Quindi, menzionando l'articolo 41 della Costituzione sull'iniziativa economica privata «libera», mette in guardia dal «protezionismo» che è «tipico delle esperienze autoritarie» e dal «dirigismo economico». Un passaggio che qualcuno interpreta in chiave extra-profitti. Per Mattarella, poi, «vanno rifiutate spinte di ingiustificate egemonie delle istituzioni nella gestione delle regole o, all'opposto, di pseudo-assolutismo imprenditoriale, magari veicolato dai nuovi giganti degli Over the top che si pretendono, spesso, legibus soluti. Buona parte del suo discorso è rivolto agli imprenditori, che al suo arrivo lo accolgono con un lungo applauso: «Un'economia in salute contribuisce al bene del sistema democratico e della libertà, alla coesione della nostra comunità», l'industria contribuisce a rafforzare la Repubblica. Ma, avverte, «non è il capitalismo di rapina quello a cui guarda la Costituzione», «il principio non è quelli della concentrazione delle ricchezze ma della loro diffusione». Anche perché il rischio derivante dalla crescita delle disuguaglianze è la «tirannide». I salari bassi sono un capitolo a sé: «Troppi giovani cercano lavoro all'estero, per la povertà delle offerte retributive disponibili», dice Mattarella, secondo cui questa è «una responsabilità che interpella anche il mondo delle imprese». Il presidente fa riferimento a diversi articoli della Carta (sei in tutto, tra cui «il 37 sulla donna lavoratrice») ma si concentra sul tema della «sicurezza sul lavoro che interpella, prima di ogni altra cosa, la coscienza di ciascuno». «Indipendentemente dall'ovvio rispetto delle norme, sarebbero incomprensibili imprese che, contro il loro interesse, non si curassero della salute dei propri dipendenti» e di «eventuali danni provocati all'ambiente» dice. «Fuor di logica se pensassero di non dover rispondere ad alcuna autorità o all'opinione pubblica, in merito a eventuali conseguenze di proprie azioni». Covid e alluvioneInfine, mentre anche in Italia si torna a parlare di Covid, il presidente della Repubblica ricorda l'impegno degli imprenditori (definiti «attori sociali essenziali nella nostra società») durante la pandemia: «Insieme ad altre categorie, avete evitato che l'Italia si fermasse». Dopo aver ricordato anche le imprese colpite dall'alluvione, la chiosa è volutamente improntata all'ottimismo: «Abbiamo fiducia nel nostro Paese e nel suo futuro e sapere di avere il mondo dell'impresa impegnato, con convinzione e con capacità, per il progresso dell'Italia, è motivo di conforto». --