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Un anno senza Elisabetta II, un anno di regno per il suo primogenito Carlo III. La Gran Bretagna torna a guardarsi indietro e traccia un primo bilancio in chiaroscuro della nuova era affidata alle redini di un re 74enne inevitabilmente «di transizione». E si prepara a ricordare l'indimenticata Queen Elizabeth - spentasi l'8 settembre 2022 nell'amata residenza scozzese di Balmoral a 96 anni e dopo 70 di regno da record - senza manifestazioni pubbliche particolari: in omaggio a quella sobrietà e intimità da lei stessa praticata in occasione di tutte le commemorazioni familiari. L'anniversario non può però passare certo sotto silenzio, mentre l'attenzione del dibattito pubblico alimentato da chi s'interessa di faccende reali si concentra su Carlo, sul nuovo nuovo erede al trono William, principe di Galles, e sul resto di chi oggi rappresenta casa Windsor. Ecco quindi che la data dell'8 settembre diventa un'occasione a doppia chiave: per rievocare la figura della monarca scomparsa, ma anche e soprattutto per far il punto sull'anno 1 della nuova era. Un momento di riflessione che re Carlo trascorre con l'inseparabile regina Camilla sua consorte proprio a Balmoral. E così a giornali, commentatori e sondaggisti non resta che esercitarsi sui pro e i contro, sulle luci e le ombre del primo anno di King Charles: sulle sfondo degli affanni economici e politici generali del Paese del post Brexit, come pure dei contrasti interni al casato, delle code di scandali vecchi e meno vecchi, degli interrogativi sui costi della monarchia. Un anno d'intensa attività istituzionale interna e internazionale, comunque, come sottolinea fra gli altri il filo-conservatore Daily Telegraph, evocando un attivismo oltre le attese da parte di un sovrano cui nessuno può negare maturità o esperienza. Sovrano in buona forma, malgrado l'età non più verde, e capace se non altro di battere in questo arco di tempo il primato d'impegni ufficiali svolti nei 12 mesi d'esordio, nel lontano 1952-53, dall'allora 26enne Elisabetta II. Carlo si vede riconoscere intanto stabilmente come «un buon» re da circa il 50% dei britannici, secondo le rilevazioni periodiche di Ipsos, mentre solo un 10-12% gli imputa di fare «un cattivo lavoro». Ma resta il forte sbilanciamento generazionale: dati solidissimi fra gli over 65 sino a toccare un plebiscitario 77%, assai meno nella fascia dei più giovani (18-24 anni), che solo al 30% guarda alla corona come qualcosa di «utile» per l'avvenire. --