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CASTELLAMONTEGuardano già al 2024 i programmi della mostra della Ceramica di Castellamonte proprio mentre è ancora in pieno svolgimento l'edizione 2023. Con la donazione alla città di Yongjia, avvenuta sabato 2 al Centro congressi Piero Martinetti, di una scultura dell'artista Sandra Baruzzi si è sancito l'impegno formale di avere questa capitale della ceramica cinese come ospite nell'evento del prossimo anno. «Inizia oggi una proficua collaborazione che porterà ottimi frutti - ha sottolineato il sindaco di Castellamonte Pasquale Mazza - e che mi rende orgoglioso perché la nostra città sta sempre più coltivando importanti interazioni con realtà della ceramica di diverse parti del mondo». Presente alla cerimonia, avvenuta in collegamento audio e video con gli amministratori di Yongjia, il presidente dall'Associazione nuova generazione italo-cinese (Angi), Chen Ming, e una delegazione dell'associazione femminile cinese Forze delle donne. L'Angi è stata il tramite attraverso cui è stato possibile donare l'opera della professoressa Baruzzi, la quale, a sua volta, è stata colei che ha tessuto i contatti ed i legami fra le comunità di artisti e artigiani italiani e cinesi.«Dal 2007 siamo impegnati a promuovere lo scambio culturale fra le nostre due nazioni per favorire l'integrazione sociale e la cooperazione», ha spiegato Chen Ming. «La scoperta di Castellamonte - ha aggiunto - mi ha indotto ad impegnarmi immediatamente per mettere in contatto la sua tradizione artigianale con quella di Yongjia in modo da favorire la creazione di uno spazio di dialogo, di confronto e di condivisione». Parole alle quali si sono affiancate quelle di Gong Jianjian, la vicesindaca della città cinese: «Siamo onorati di essere ospiti della prossima Mostra perché Castellamonte è ormai uno spazio d'incontro internazionale sulla ceramica. La nostra mission sta nel valorizzare quest'arte a livello mondiale, promuovendo spazi di interscambio fra i giovani talenti anche alla luce delle innovazioni scientifiche e culturali a disposizione». Il manufatto donato s'intitola "Dimora dell'esilio" e fa parte di una serie di lavori realizzati da Baruzzi in occasione dei 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, avvenuta a Ravenna nel 1321. «Tecnicamente si rifà all'antica tradizione di Castellamonte che ho interpretato nel linguaggio rinnovato e moderno proprio dei ceramisti di oggi», ha detto l'autrice. «Possa questo dono - ha sottolineato - instaurare uno scambio che porti ad avere in mostra, l'anno prossimo, le creazioni degli artisti orientali nella prospettiva di collaborazioni e scambi rivolti, nel tempo, soprattutto ai giovani».Il cuore dell'ispirazione di Baruzzi sta nella terzina del canto XVII del Paradiso in cui Cacciaguida, trisavolo del sommo poeta, predicendogli il futuro esilio lo ammonisce: «Tu proverai sì come sa di sale / lo pane altrui, e come è duro calle / lo scendere e 'l salir per l'altrui scale». «Ci viene descritta l'angoscia di ogni esule che è costretto a lasciare la patria e le cose più care per cercare fortuna in luoghi sconosciuti - fa osservare Baruzzi -e questa è la condizione di molti giovani contemporanei che per trovare lavoro lasciano la loro terra, le proprie radici, per raggiungere mete di un mondo globalizzato: ma globalizzazione è un termine solo economico che non vale per il cuore».Sarà Giuseppe Bertero, curatore della mostra della Ceramica, ad effettuare le scelte artistiche ed espositive all'interno l'edizione 2024. «Mi auguro che questa collaborazione con l'Oriente si attivi al più presto perché la ceramica cinese, splendida e straordinaria in tutti i suoi aspetti tradizionali, presenta una corrente contemporanea che annovera artisti e scultori che potrebbero ben figurare alla Biennale di Venezia», ha precisato. Ennio Pedrini, nel sottolineare come dalla collaborazione fra le sue Edizioni e l'Angi siano già nate svariate pubblicazioni volte alla divulgazione della cultura e delle tradizioni dei due Paesi, ha annunciato: "Nel 2024 daremo alla stampa il volume Castellamonte città della ceramica, realizzato col supporto della professoressa Baruzzi e di Maurizio Bertodatto». --PAOLO AIROLDI