La banda del rame colpisce al cimitero Rubato anche un pc
CHIVASSO La banda del rame ha colpito nel cimitero di Chivasso nella notte tra sabato 19 e domenica 20 agosto. Un colpo che nelle intenzioni dei ladri avrebbe dovuto fruttare molto di più di quello che in realtà sono riusciti a portare a casa. Invece l'abbandono in una delle aree verdi, di alcuni dei vasi in rame rubati dalle tombe interrate lascia pensare a una fuga precipitosa. I malviventi si sono quindi dovuti accontentare di un personal computer rubato nell'ufficio dei tre custodi, di qualche attrezzo e di una canalina in rame che si trovava in una delle cappelle di famiglia situate a pochi metri dall'ingresso principale del cimitero in via Favorita. Per entrare nel luogo sacro i ladri hanno forzato la serratura del cancello, riservato all'ingresso pedonale per poi dirigersi subito nell'ufficio e nei magazzini. A scoprire il furto sono stati custodi che hanno subito richiesto l'intervento dei carabinieri di Chivasso. «Purtroppo - dice uno dei custodi - da tempo chiediamo al Comune l'istallazione di un sistema di video sorveglianza, utile anche per la sicurezza dei parenti che vengono a pregare sulle tombe dei loro cari. Sovente si verificano furti di fiori dalle tombe. A mio avviso prima di agire i malviventi hanno effettuato un sopralluogo per rendersi conto di cosa avrebbero potuto portare via: oltre ai vasi in rame c'erano infatti numerosi attrezzi per la sistemazione dei giardini».Il cimitero di Chivasso, teatro proprio in questo periodo di lavori di ampliamento con la costruzione di nuovi loculi, appare molto curato. L'ipotesi degli inquirenti è che possa trattarsi della medesima banda che ha agito pochi giorni prima nel cimitero di Villareggia, e poi a Cigliano nel Vercellese. «Il mio timore - aggiunge il custode - è che possano ritornare». Anche a Villareggia i ladri si erano portati via numerosi vasi di rame dopo aver forzato il cancello d'ingresso. Il luogo sacro è però sorvegliato dalle telecamere che potrebbero essere utili per le indagini. «Al di là del danno economico - aveva sottolineato Francangelo Carra, vicesindaco di Villareggia - c'è il dolore di veder profanato un luogo sacro: alla ricerca dell'oro rosso i malviventi hanno gettato fiori e lumini a terra tra le tombe». --L.M.