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Donald Trump si costituirà domani per la sua quarta incriminazione, quella per aver tentato di sovvertire il voto in Georgia nel 2020 insieme ad altri 18 alleati. Ma questa volta sarà diverso e più imbarazzante: dovrà presentarsi non in tribunale ma nel carcere di Rice Street ad Atlanta, famigerato per il suo sovraffollamento, le sue pessime condizioni igienico-sanitarie e la catena di morti misteriose. Diversamente dai procedimenti precedenti, inoltre, sarà trattato come tutti gli imputati e quindi non gli saranno risparmiate né la rilevazione delle impronte digitali né quella foto segnaletica che lui spera di trasformare in un'icona elettorale, nel simbolo del suo martirio politico-giudiziario. Ma c'è di più. Per la prima volta ha dovuto pagare una cauzione per restare in libertà: 200. 000 dollari, la somma più alta tra i suoi correi, anche se Michael Cohen, il suo ex avvocato tuttofare diventato poi suo accusatore, trova «comico e ironico» aver dovuto pagare 500 mila dollari per evitare la cella nel caso della pornostar Stormy Daniels mentre all'ex presidente è stato chiesto meno della metà per aver tentato di ribaltare le elezioni. Si tratta comunque di cifre discrete, soprattutto quando toccherà ad un altro imputato rimasto al verde: Rudy Giuliani, l'ex avvocato personale del tycoon, cui ha chiesto finora inutilmente aiuto. «Trump è un idiota se non gli paga le spese legali», ha osservato Cohen, profetizzando che Giuliani potrebbe incastrarlo al processo, come ha fatto lui patteggiando con gli inquirenti. A Trump sono state infine imposte severe misure restrittive: non potrà intimidire testimoni o imputati né potrà comunicare con loro se non attraverso i suoi avvocati; inoltre gli è stato vietato fare qualsiasi «minaccia diretta o indiretta di qualsiasi natura contro la comunità o qualsiasi proprietà nella comunità», inclusi post sui social media o ripubblicazioni di post da parte di altri sui social. --