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Difficile valutare il peso effettivo della misura sugli extraprofitti varata dal governo e difficile capire sin d'ora la strada che intraprenderanno le banche. Così come complicato é - con solo i bilanci semestrali a disposizione - calcolare quali saranno i guadagni effettivi degli istituti nel 2023. Questo il parere diffuso tra i diversi economisti ai quali è stata chiesta un'opinione sull'intervento varato dal governo. «Non si può fare a caldo una valutazione dell'entità del prelievo per il 2023, ma sarà necessario vedere cosa accadrà nel corso dell'anno, istituto per istituto», riflette Marco Onado, esperto di diritto bancario, spiegando che «gli istituti dovranno valutare se è meglio un profitto più alto sul quale pagare poi una tassa o ridurre invece quei profitti». «Tra il 2021 e 2022 l'incremento del margine di interesse delle banche è stato di 7 miliardi», ricorda Angelo Baglioni, docente di economia monetaria dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell'Osservatorio monetario, «mentre è necessario attendere per valutare quello che accadrà sui profitti per il 2023». Ma secondo Baglioni, «piuttosto che rinunciare del tutto al margine, ad un profitto, vale la pena farlo e poi pagarci la tassa. Una banca ha più interesse a fare un margine e poi pagarci la tassa che a non farlo del tutto». Quali che siano le strade imboccate, «è difficile fare previsioni prima dell'approvazione del decreto da parte del Parlamento che sicuramente porterà a qualche modifica», sottolinea Andrea Monticini, docente di econometria finanziaria della Cattolica. --