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Diciannove anni di reclusione in un carcere di massima sicurezza. Pesa come un macigno la nuova condanna inflitta ad Alexey Navalny: una condanna che ha sollevato l'indignazione dell'Occidente che la giudica «politica». Il rivale numero uno di Vladimir Putin, l'oppositore che per anni ha trascinato le proteste contro la deriva autoritaria del Cremlino, è stato infatti incriminato e condannato per «estremismo».Un'accusa che appare infondata, la diretta conseguenza della decisione del governo di bollare come «estremiste» tutte le organizzazioni legate all'oppositore: sia gli uffici regionali di Navalny sia la sua Fondazione Anticorruzione le cui videoinchieste hanno creato più di un grattacapo a Putin e al suo «cerchio magico». Navalny si aspettava una pena durissima. La pubblica accusa aveva chiesto 20 anni di reclusione e lui, alla vigilia dell'ultima udienza, aveva detto di prevedere una sentenza «stalinista». Ma aveva anche accusato il Cremlino di colpire lui e gli altri dissidenti per intimidire tutti coloro che non sostengono il governo russo. «Incarcerando centinaia di persone, Putin sta cercando di intimidirne milioni», aveva detto il giorno prima Navalny, esortando a non cedere alle minacce del Cremlino. Una posizione ribadita anche dopo il verdetto. «Vogliono spaventare voi, non me, e privarvi della volontà di resistere», ha scritto su Facebook il dissidente, incitando i suoi: «Putin non deve raggiungere il suo obiettivo. Non perdete la volontà di resistere».La decisione del tribunale è stata subito aspramente contestata da mezzo mondo. «È una conclusione ingiusta a un processo ingiusto», commenta Washington, mentre l'Ue parla di un verdetto «inaccettabile» e chiede «il rilascio immediato e incondizionato» del più noto degli oppositori russi. Sono dello stesso avviso pure Francia, Germania e Regno Unito. Ma anche l'Onu, il cui Alto Commissario per i diritti umani, Volker Turk, ha invitato Mosca a scarcerare Navalny e si è detto preoccupato «dalle vessazioni e dalla strumentalizzazione per scopi politici del sistema giudiziario russo». La condanna è stata criticata duramente anche dai difensori dei diritti umani: secondo Amnesty International «è poco più di un ergastolo imposto furtivamente» al dissidente. Sono ormai più di due anni e mezzo che Navalny è dietro le sbarre per accuse ritenute inventate per colpirlo. E questa è solo l'ultima condanna che si somma a quella a 9 anni per «appropriazione indebita» e a quella a 2 anni e mezzo che le autorità russe hanno tirato fuori dal cilindro riesumando una vecchia sentenza già bocciata dalla Corte europea dei Diritti umani. Sentenze considerate profondamente ingiuste ed emesse dopo processi kafkiani: proprio come quest'ultimo a porte chiuse che non si è svolto neanche in un'aula di tribunale, ma nel carcere a 240 km da Mosca dove Navalny è detenuto. --© RIPRODUZIONE RISERVATA