Le borse Blanche di Elena Giglio Tos, ecodesign e rispetto per natura e pianeta
IvreaC'è qualcosa di Ivrea nel nuovo oggetto del desiderio di tante signore e ragazze torinesi, ovvero le borse nate dalla fantasia e dal gusto di Elena Giglio Tos, origine eporediese, da tempo trapiantata a Torino. Borse che, un mese fa, sono state presentate ufficialmente con un evento a Villa Sassi, tornata a essere tempio conviviale della Torino-bene e di una élite internazionale, durante il quale sono state esposte appese agli alberi, come promessa di armonia con la natura. Chi è Elena e come è arrivata a queste borse bellissime? «Ho 57 anni, sono nata a Ivrea, ho due figli e sono docente di Diritto. Sono cresciuta con i nonni materni, la nonna sarta, Maria Vecchiolino, che cuciva borse e vestiti, suscitando, per la sua riconosciuta maestria, l'ammirazione del nonno, Giovanni Biava, direttore di Fonderia e Spilla d'oro Olivetti: credo che la mia passione per le borse sia nata lì, all'età di cinque o sei anni, osservando il talento dell'una e il rispetto ammirato dell'altro. E poi studi giuridici, soprattutto condizionata da un papà e un fratello avvocati, e la decisione, finalmente, di mettere a punto la mia creatività e fantasia con la creazione della capsule Blanche, una collezione in edizione limitata, tutta disegnata e prodotta in Italia».Borse particolari non solo nel design, ma anche nei materiali con i quali sono state realizzate. «Da sempre appassionata di moda, ho collezionato borse di ogni ordine e genere, ma, a un certo punto, ho avvertito la necessità di un ritorno alla natura. Messe da parte, dunque, borse in pelle o in materiali sintetici, ho pensato di ideare una capsule di borse molto raffinate, ma realizzate con materiali ecosostenibili, quali rafia, cotone, velluto e perline di vetro, e dai prezzi accessibili, pur essendo tutte personalizzate nei minimi dettagli. Per ora la produzione è limitata a dieci borse per modello e colore, ma ha già trovato negozi-clienti a Torino e a Milano Marittima». Perché Blanche?«Il nome Blanche evoca uno stato potenziale di candore incontaminato ed è un brand che ricorre coraggiosamente all'ecodesign ovvero la progettazione ecologica fin dalla scelta dei materiali e del processo produttivo. Blanche come promessa di trasparenza, ma anche come tabula rasa da colorare a piacere secondo il proprio gusto e da riempire con i propri segreti e le proprie gioie. Blanche ha un sapore antico ed è un aggettivo di grande potenza evocativa. Antico come antica e sacra è la forma del cuore che ne è il segno distintivo: forma di cuore in velluto, nella collezione invernale, che si ripete, anche stilizzata, nella collezione estiva, fatta di rafia e di perline. Blanche significa borse semplici, ma impreziosite nei dettagli, per donne pratiche, ma raffinate. E soprattutto uniche. L'idea, in sintesi, è quella di una moda non logata ma personalizzata, anche con tessuti riciclati, come evidenzierò con delle pochette che sto terminando di realizzare». Il sogno di Elena? «Far passare un messaggio culturale, quasi antropologico: l'idea di una moda semplice, che rispetti la natura, il pianeta e l'armonia tra tutte le cose, evitando gli sprechi e cercando di inquinare il meno possibile. Che non significa rinunciare al bello, ma fare in modo che l'estetica del messaggio si riverberi sulla progettazione di un capo o un accessorio portandolo a esprimerne la valenza in termini di piacevolezza e positività». --Franco FarnÈ