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Sulla tragica morte del quattordicenne Chris Obeng Abom alla fine la svolta è arrivata. Nel tardo pomeriggio di ieri i carabinieri di Negrar, su ordine del gip di Verona, hanno posto agli arresti domiciliarti l'automobilista 39enne che la notte del 31 luglio sulla provinciale 12 aveva investito il ragazzino, senza prestare soccorso, ma allontanandosi con la Renault Espace dal parabrezza sfondato. L'avvocato dell'indagato aveva appena diffuso la lettera con cui il pirata della strada si era rivolto ai genitori della vittima: «la mia vita è finita con quella di Chris» aveva scritto. In quei momenti Davide Begalli, un piccolo imprenditore edile della Valpolicella, era ancora a piede libero, indagato per omicidio stradale e omissione di soccorso, ma in stato di libertà. Da 48 ore, però, il flusso emotivo suscitato dalla morte del baby calciatore sembrava una mano invisibile che spingeva sul palazzo di giustizia. Il procuratore aggiunto, Bruno Bruni, aveva avuto modo di spiegare che, secondo la legge, l'arresto immediato non sarebbe stato possibile, perché mancava la flagranza di reato. Il giovane era stato travolto sul ciglio della strada lunedì notte; l'avevano trovato agonizzante e portato d'urgenza all'ospedale veronese di Borgo Trento, dove era deceduto la mattina di martedì. Tuttavia, il pm Elvira Vitulli, titolare del fascicolo, si è presa il tempo per valutare uno per uno gli elementi degli atti depositati dagli investigatori. E ieri ha chiesto al gip Carola Musio l'ordinanza di custodia. Begalli è stato posto ai domiciliari, perché - sono convinti gli inquirenti - non sussiste pericolo di fuga dell'indagato. Gli accertamenti degli uomini dell'Arma, dopo il recupero dei pezzi dell'auto che avevano portato all'individuazione dell'investitore, avevano repertato sul veicolo e su un palo della segnaletica stradale anche alcune tracce ematiche, che si suppongono della vittima. Sul corpo del ragazzo non verrà eseguita l'autopsia. Sarà fatto solo un prelievo di sangue per confrontarlo con queste tracce. Gli investigatori avevano inoltre le prove fornite dalle telecamere di sicurezza: una fotocamera, poco distante dal luogo del fatto, aveva ripreso la Renault di Begalli che si allontanava dopo l'incidente in direzione di Verona; un'altra, un quarto d'ora dopo, aveva fissato l'immagine frontale della macchina, con il fanale anteriore destro distrutto. --