«Non solo organizzatori di feste, S. Savino non risolve il commercio»
IVREA «Noi non siamo semplicemente degli organizzatori di feste. Puntiamo a creare un evento non localistico, che abbia come obiettivo una grande visibilità della città di Ivrea e del Canavese, e che crei quindi un circuito virtuoso funzionale ad una economia turistica del territorio. Tutto è perfettibile, nulla è scontato, ma la nostra organizzazione, senza presunzione alcuna, è la garanzia storica di professionalità, competenza e creatività senza etichettature politiche». Così Renzo Galletto, presidente dell'associazione Festa e fiera di San Savino, a valle dell'evento, il primo con la nuova amministrazione comunale guidata da Matteo Chiantore. Subito dopo le premiazioni, Galletto aveva già sottolineato alcuni aspetti di questa edizione della patronale organizzata in un mese, ma poi ha voluto prendersi del tempo per «un'analisi degli avvenimenti più oggettiva possibile, senza sentire l'influenza di un clima emotivo». I numeri e alcune istantanee dicono 47 attacchi il venerdì sera delle carrozze, 27 minuti di fuochi d'artificio il sabato sera, con circa 10mila presenze, la presenza della fanfara a cavallo dei carabinieri, la ricomparsa del villaggio delle Pro loco del Canavese, circa 100 cavalli in fiera con due giudici internazionali arrivati dall'Olanda, Evert Ardesch e Derk Jan Mekkes, che hanno lodato la manifestazione e la partecipazione appassionata. C'è il tema, sempre molto dibattuto, del commercio. E su questo il presidente dell'associazione Festa e fiera di San Savino sottolinea: «Sugli aspetti commerciali i giudizi non sono unanimi e non lo potranno mai essere, vista la molteplicità degli interessi in causa».Galletto è un sindaco e, alle spalle ha una lunga esperienza amministrativa pertanto conosce bene certe dinamiche. Aggiunge: «Noi lo ribadiamo: non può essere che San Savino risolva gli aspetti commerciali della città. Il nostro compito è di attirare nel contesto eporediese il maggior numero di persone e questo lo abbiamo fatto. Farle entrare nei negozi è un compito degli operatori del luogo, grandi o piccoli che siano, con iniziative derivanti dalle loro capacità professionali. Il Comune fa la sua parte. Per esempio, abbiamo consigliato di abbassare del 50% il plateatico del mercato, con un successo partecipativo e finanziario». Non è togliersi un sassolino dalle scarpe, ma Galletto chiede: «Quando parliamo di commercianti che muovono critiche, la domanda che noi ci facciamo è: quanti sono, chi sono, dove sono?». E ancora: «Il commercio della città non è solo via Palestro. Anzi: io credo sia un equivoco da superare. Dobbiamo pensare a tutto il resto, con le varie difficoltà del caso: viabilità, spazi pubblici, iniziative promozionali, autotassazione. Nessuno - conclude - ha l'esclusiva, tutti si devono sentire partecipi nei limiti del possibile». --