«Adesso voglio giustizia per la mia bambina» non credo che lui abbia fatto tutto da solo»

il colloquioGrazia Longo / Roma Il volto stravolto dal dolore. Gli occhi cerchiati dal pianto. È una donna evidentemente distrutta Daniela Bertoneri, madre di Michelle Maria Causo. E sintetizza il suo tormento in tre parole: «Me l'ha massacrata». Ma immediatamente dopo incalza: «Quel negro di m... me l'ha massacrata, prima l'ha riempita di botte e poi l'ha accoltellata. Voglio giustizia! E ora non venga a dire che ha fatto tutto da solo perché io non ci credo. Aveva dei complici: come l'ha potuta ridurre in quello stato? Michelle era forte e sapeva difendersi». Questa donna minuta e gentile - riesce anche a calmare il figlio Gabriele, infastidito dalla presenza dei cronisti che suonano alla porta - non si raccapezza neppure per l'atrocità dell'assassino di abbandonare il corpo della ragazza, dentro a un sacco nero, in un carrello accanto ai bidoni della spazzatura. «Delinquente mille volte. Ma mia figlia cos'era? Un rifiuto da scaricare? Era un angelo, questa è la verità. Brava a scuola è sempre stata promossa e per alcuni anni ha anche giocato a pallavolo nella squadra della parrocchia di San Giuseppe all'Aurelio». Daniela conosceva Oliver, glielo aveva presentato Michelle. «Lo avevo visto tre volte e mi era sembrato gentile. Quando si dice che l'apparenza inganna, sembrava molto educato e mi aveva anche detto "Vede io a sua figlia voglio bene". Io sapevo che erano semplici amici, anche perché Michelle aveva un fidanzato, Flavio. Però chissà forse Oliver voleva qualcosa di più e lei lo ha respinto». L'ultima persona della famiglia ad aver visto la diciassettenne, mercoledì mattina, è stata la zia materna Viviana, perché la madre e il padre, Gianluca, erano andati a Bologna dove l'uomo dovrà essere operato all'anca. Il ricordo di Viviana è molto nitido: «Verso le 11 ho accompagnato mia nipote alla piazzetta, quello slargo dove poi è stata ritrovata, perché doveva incontrasi con alcuni amici. Non mi ha parlato di Oliver, ha detto che sarebbe rimasta con la sua comitiva e poi sarebbe tornata a casa per pranzare con me e mio padre, rimasto vedovo da poco». Prima di salutare la zia, Michelle l'ha pregata di telefonarle prima dell'ora di pranzo: «Chiamami così non mi scordo e torno a casa a mangiare con voi, anzi preparo io per il nonno». E così Viviana ha fatto, ma nessuno ha risposto al cellulare. «Le ho telefonato fino a quasi le 13 e squillava a vuoto, poi non squillava neppure più. Mi sono preoccupata ma mai avrei immaginato un epilogo del genere». Per Viviana la nipote era come una figlia, vivevano insieme nella casa popolare di famiglia a Primavalle dove abita anche il nonno di Michelle, ex brigadiere della Guardia di finanza in pensione. Ora in questo appartamento sono tutti dilaniati per la disperazione e per l'assurdità di un omicidio così crudele e macabro.Gianluca Causo, di fronte alle telecamere della trasmissione Ore 14 di Rai 2 aggiunge: «Mia figlia senza motivo ce l'hanno ammazzata, come un cane. Veniva questo amichetto, educato, a maniera, meglio degli italiani dice che era... era innamorato penso ma lei lo ha respinto perché ha il ragazzo dall'altra parte di Roma, che è disperato». Poi prosegue: «Era un amico, mia moglie l'ha conosciuto, veniva spesso. Michelle non era incinta, non stavano insieme. Ma dico io se una ragazzina ti respinge gli fai questo?». Michelle ha compiuto 17 anni lo scorso 26 giugno. «Il 27 invece ho compiuto gli anni io. Praticamente è morta il giorno dopo il mio compleanno e due dopo il suo. Non potrò mai più festeggiare con questa crudeltà che ci hanno fatto». --© RIPRODUZIONE RISERVATA