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Giuseppe Agliastro / moscaL'esilio in Bielorussia di Yevgeny Prigozhin potrebbe già essere iniziato. Il suo futuro resta però avvolto nella più completa incertezza. Così come quello della sua compagnia di mercenari: la famigerata "Wagner" che sabato ha marciato su Mosca fermandosi, pare, ad alcune centinaia di chilometri dalla capitale russa. Il dittatore bielorusso, Aleksandr Lukashenko, sostiene che il capo dei mercenari sia già arrivato in Bielorussia, così come previsto dal misterioso accordo tra il Cremlino e lo stesso Prigozhin per mettere fine alla rivolta. La notizia però al momento non è verificabile. Non ci sono foto che ritraggano Prigozhin in Bielorussia e, dopo il messaggio audio di due giorni fa, il capo della Wagner non ha rilasciato nuove dichiarazioni. C'è anche chi teme che Prigozhin possa essere addirittura assassinato. Timori certo non cancellati da Lukashenko, che vantandosi del suo presunto ruolo di mediatore durante l'avanzata dei miliziani ha detto di aver chiesto a Putin di non uccidere il capo dei mercenari ribelli. «Ho detto a Putin: possiamo ucciderlo, non è un problema. Ma gli ho chiesto di non farlo», ha raccontato il dittatore. Impossibile dire se le cose siano andate davvero così.Il Cremlino per ora ha promesso che Prigozhin non sarà processato per la rivolta armata, e i giornali russi hanno annunciato che l'accusa di ribellione contro i miliziani sarebbe già stata cancellata. Quest'amnistia fa parte dell'accordo che ha convinto i mercenari a fare dietrofront e dovrebbe riguardare anche lo stesso Prigozhin. Ma per il Cremlino l'oligarca è ormai un osservato speciale. Se l'inchiesta per "ribellione" sembra dissolversi nel nulla, non è da escludere che altre imputazioni penali possano presto colpire questo "signore della guerra". Vladimir Putin infatti ieri ha dichiarato che la Wagner è finanziata totalmente dallo Stato, e soprattutto che «una parte di questo gruppo, la compagnia Concord», la società di catering di Prigozhin, «ha guadagnato 80 miliardi di rubli». «Spero che nessuno abbia rubato nulla, ma certamente andremo a fondo in questa questione», ha detto il leader del Cremlino. Parole che hanno il sapore di un vero e proprio avvertimento per Prigozhin. Nel discorso alla nazione trasmesso in tv lunedì notte, Putin ha parlato della rivolta senza neanche nominare il capo della Wagner: un trattamento simile a quello che il presidente russo in passato ha riservato al suo rivale più agguerrito, Alexey Navalny, ora in carcere. Ma la cosa forse più importante è che Putin ha in qualche modo chiuso un occhio sui combattenti della Wagner senza ruoli di comando dichiarando che «la maggior parte di loro sono dei patrioti», e ha invece accusato di tradimento gli organizzatori della marcia su Mosca. Non è una differenza da poco. E in tutto questo, secondo delle chat analizzate dalla Bbc, alcuni mercenari avrebbero preso molto male la decisione d iPrigozhin di fermare l'avanzata verso Mosca.Lukashenko intanto sfrutta la situazione per la propria propaganda. Il dittatore si assegna in pratica il merito di aver messo fine alla rivolta (anche se qualcuno mette in dubbio il suo ruolo). Sostiene di aver detto a Prigozhin che sarebbe stato «schiacciato come un insetto» se avesse continuato la sua marcia armata e di essere stato pronto a inviare «un'intera brigata» se necessario. Il satrapo si è però detto interessato all'arrivo in Bielorussia di una parte dei mercenari della Wagner. Ha negato che aprirà dei centri di reclutamento della compagnia e ha respinto le voci non confermate secondo cui in Bielorussia si starebbero costruendo dei campi per i miliziani. Ma ha detto di aver offerto ai combattenti della Wagner «una base abbandonata» e addirittura di aver chiesto al suo ministro della Difesa di tastare il terreno per un possibile reclutamento nelle forze armate bielorusse di alcuni mercenari, di cui ha lodato «l'esperienza». Poi ha avvertito che una «parte significativa» delle armi tattiche nucleari promesse da Putin sarebbe già arrivata in Bielorussia.Rimane però del tutto incerto il futuro della famigerata "Wagner", i cui mercenari sono accusati di atrocità. Secondo Mosca, le armi pesanti della compagnia ora verrebbero consegnate alle truppe regolari. Il gruppo potrebbe chiudere i battenti o essere riorganizzato. Non si sa se sarà ancora sul fronte ucraino. Putin ha detto che i miliziani potranno decidere se firmare col ministero della Difesa russo, tornare alle loro famiglie o andare in Bielorussia.E questo è un nodo fondamentale e ancora irrisolto della vicenda. Resta infatti da capire quanti dei mercenari andranno in effetti in Bielorussia. E cosa ci vadano a fare. Le truppe russe hanno già attaccato l'Ucraina dal territorio bielorusso e ora il timore di alcuni osservatori è che i miliziani possano rappresentare una nuova minaccia per Kiev. Le parole di Lukashenko non servono certo a ridurre la tensione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA