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ravennaL'acqua ha percorso 70 km ed è arrivata a Ravenna, lasciando al suo passaggio 14 persone morte. Ha impiegato cinque giorni. Ha tolto la casa a decine di migliaia di romagnoli. È caduta in quota e ha rotto le colline come se fossero fatte di un materiale tenero. Ha isolato paesi come Modigliana e Casola Valsenio, nell'alto Forlivese, tuttora irraggiungibili e in difficoltà con le scorte. Ha investito le città allineate sulla via Emilia: Cesena, Forlì, Faenza, Imola. È passata trascinando tutto e ha lasciato sopra a tutto quello che la gente ora chiama «la spanna di fango», cercando di spalarla nei tombini. Ha sconfinato nel Ravennate, scegliendo Lugo, Fusignano, Bagnacavallo, per una dinamica ancora difficile da comprendere.All'indomani, ieri, il lago in movimento che avanzava sulla pianura sarebbe potuto sfociare in Adriatico, ma ha incontrato l'alta marea e si è fermato. Si è allargato, è cresciuto a Conselice, poi alla periferia Sud della stessa Ravenna e in decine di piccole frazioni nel mezzo, molto in fretta. E qui, ci si divideva tra l'ostinazione a restare al primo piano con i viveri o accettare l'evacuazione.A Faenza e negli altri centri colpiti nei primi giorni dell'alluvione, i volontari con scope e badili brulicano già da due giorni. Ha sentito di doversi unire a loro anche il pilota di Formula 1 Yuki Tsunoda. Un'altra figura dello sport, Simona Ballardini, ex giocatrice e allenatrice della squadra di basket cittadina teneva su il morale delle altre donne che l'aiutavano a spalare, dicendo: «Forza, c'è gente che ha perso tutta la casa, io solo il garage».Ma da questi posti, l'acqua è passata. A Conselice, dove invece si è alzata improvvisamente e fino al metro e mezzo la sera di giovedì, ieri mattina si sentiva solo la cantilena del caporematore dei pompieri sommozzatori, che dava il ritmo agli altri sul gommone. Poi qualcuno si arrendeva e urlava: «Basta, portateci via». Il suo nome è Nereo Cassani. Era incredulo di potersene andare nell'attimo in cui lo aveva detto ad alta voce, dopo aver rifiutato i precedenti inviti a sfollare. Imbarcato dai Vigili del Fuoco, ricordava tutte le alluvioni che ha visto da casa sua: «Natale 1959, gennaio 1960, maggio 2023. Questa è la peggiore».Ma perché queste persone scelgono di sopravvivere senza luce, cellulare, con il cibo razionato e isolati al primo piano? Ognuno hai suoi motivi. Flavio Cipriani, che si è caricato il figlio di sei anni in spalla e lo ha accompagnato con la compagna fino alla zona asciutta, per poi tornare indietro, diceva di «avere paura degli sciacalli». Francesco Fabbri ha «avuto l'impressione che l'ondata non fosse poi così imponente», ma si sbagliava. Virginio Villa e la moglie Cesarina Gamberini ne facevano una questione personale: «La casa è nostra. Abbiamo da mangiare, perché dovremmo andare via?».Ma forse, quando si hanno ottant'anni, si vedono le cose da un'altra prospettiva. È vero anche che in molti luoghi è stato imposto lo sgombero, e poi l'acqua non ha che lambito i campi, senza toccare l'abitato. Piangipane, Santerno, Godo: qui l'ordinanza del sindaco di Ravenna, Matteo De Pascale, è stata accolta parcheggiando le auto sui cavalcavia e poi tornando in paese a piedi. Tutti in strada a controllare il livello del canale, che per fortuna non saliva.L'operaio del Consorzio di Bonifica della Romagna che ha costruito l'argine di fortuna per salvare Ravenna dall'acqua e da ieri notte lo vigila, ha fabbricato uno strumento artigianale per misurare la piena. È un bastone lungo con delle tacche regolari e dice: «È iniziata ieri sera alle 21,30, lentamente. Poi, tutta in una volta alle 7,30. Dalle otto, è rimasta stabile». Accanto a lui, Abu Omoh guarda la sponda di terra che ha contenuto l'alluvione tra le case, le fabbriche e i capannoni commerciali del quartiere Fornace Zarattini. È nigeriano. Il suo problema è che l'altroieri sera è arrivato in bici per fare la spesa. Ci è riuscito, ma da allora non sa come tornare a Godo, 9 km, perchè l'acqua lo ha isolato a valle. Ha il cibo nello zaino. Fa un tentativo passando da Frazione Prima, un paio di chilometri dal centro di Ravenna, ma non si passa. L'acqua arriva alle ascelle e oltre, dove asciuga, si apre una strada che porta verso altra acqua, altro fango e previsioni meteo che dicono ancora pioggia. --© RIPRODUZIONE RISERVATA