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romaNel derby infinito che divide i poliziotti, tra sbirri che si occupano di criminalità, quelli delle Squadre Mobili, autodefiniti "i mobilieri", e quelli che si occupano di eversione e terrorismo, con le Digos, che per vezzo si chiamano tra loro "i digosauri", stavolta esce di scena un figlio prediletto delle Digos come Lamberto Giannini ed entra un campione della Mobile quale è Vittorio Pisani. Calabrese, 55 anni, eccellente capo della Squadra mobile di Napoli, Pisani nel 1998 a soli trentuno anni è stato promosso per meriti straordinari al grado di vice questore aggiunto: aveva condotto una operazione di polizia giudiziaria di straordinaria importanza con la cattura di quattro boss camorristi, capi della cosiddetta Alleanza di Secondigliano. Si fa notare dall'allora Capo della polizia, Gianni De Gennaro e lo chiama allo Sco, la crème degli investigatori italiani. Qui per cinque anni Pisani fa nuovamente molto bene, specializzandosi nella ricerca di latitanti all'estero e stringendo rapporti con le polizie di mezza Europa. Il successo migliore è l'arresto di uno dei capi della Sacra Corona Unita, Francesco Prudentino, in Grecia. De Gennaro lo rimanda a Napoli, da capo della Mobile nel 2004. È il master degli investigatori. E Pisani non delude. Nel giro di 7 anni si conquista il nomignolo di "acchiappalatitanti". Sgomina il clan dei casalesi. Sotto la sua guida vengono arrestati molti boss: Edoardo Contini Edoardo, Vincenzo Licciardi, Salvatore Russo, Paolo Di Mauro, Raffaele Amato, Cesare Pagano, Antonio Iovine e tanti altri. Trasferito a Roma, alla Direzione centrale anticrimine, collabora all'arresto di Carmine Zagaria e quando esce dalla questura di Caserta dietro al boss in manette, i suoi gli tributano un lungo applauso. Nel 2014 è Direttore del Servizio Immigrazione. Negli ultimi tre anni, infine, era passato ai servizi segreti, vicedirettore dell'Aisi, l'agenzia per la sicurezza interna. Una figura di assoluta eccellenza che è incappato anche in una brutta vicenda di calunnie. Un pentito di camorra, Salvatore Lo Russo, boss di Miano, quartiere di Napoli, aveva dichiarato di avere fatto regali dall'allora capo della Mobile per garantirsi «un occhio di riguardo». Alla fine, le accuse di favoreggiamento, rivelazione del segreto d'ufficio e abuso d'ufficio sono cadute; Lo Russo è stato condannato per calunnia. -- fra. gri.© RIPRODUZIONE RISERVATA