Servizi sanitari territoriali, carenze ma anche cose positive
Rita Cola / IVREAUna fotografia dei servizi sanitari sul territorio elaborata da Spi Cgil, Cisl e Uil pensionati. Un momento di confronto anche con i vertici dei consorzi socio assistenziali di riferimento (Inrete e Ciss 38) e la direttrice del distretto sanitario di Ivrea dell'Asl/To4 e reggente di quello di Cuorgnè, Ornella Vota. La situazione che emerge è piena di spunti. Ci sono carenze, certo, ma ci sono esperienze sui territori interessanti e sono i progetti che si realizzano nelle aree dove è più forte il senso di comunità e dove si sono avviate collaborazioni coinvolgenti tra più settori. Allo stesso tempo, ci sono aree montane più periferiche che, invece, rischiano di ritrovarsi impoverite e con pochissimi servizi. Loris Rossi, Spi Cgil, nella sua relazione ha toccato vari punti, dagli ambulatori chiusi dopo la pandemia alla presenza di tre ore a settimana di un medico di medicina generale in valle Soana, dalla carenza di infermieri di comunità («Ne avrebbero dovuti assumere 177, sono una decina») ai lavori in corso di avvio per le case e gli ospedali di comunità o a progetti nati dall'esperienza delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale) nel periodo della pandemia. Dentro alle difficoltà, anche diverse esperienze alcune già avviate, altre in corso di programmazione. Tra le esperienze territoriali citate, la creazione della casa di comunità spoke a Vistrorio, nata in sinergia con il Comune e dove trovano casa anche altri progetti sperimentali, da quello legato alla dementia friendly al laboratorio La Val che vede la partecipazione di diversi studenti universitari. Oppure il caso di Locana, dove negli spazi della casa di riposo ospedale Vernetti, grazie a una convenzione, sono attivi servizi infermieristici e consulenze, compresa quella per la fisioterapia, destinati ai residenti della valle.Rossi ha però evidenziato anche le preoccupazioni del sindacato per alcune questioni aperte sul territorio. La prima: è preoccupante la carenza di personale sia medico che infermieristico. Della carenza del personale medico e delle soluzioni che le aziende sanitarie adottano per aggirare i concorsi deserti affidando a società esterne i servizi molto è stato detto così come sono state evidenziate le difficoltà nel superare questo stato di cose imposte dalla legge. La seconda: il caso dell'ospedale di Cuorgnè, dove nel 2020 ha chiuso il pronto soccorso per riaprire dallo scorso gennaio come punto di primo intervento per codici minori e una media di trenta passaggi giornalieri, prevalentemente per questioni ortopediche. La preoccupazione evidenziata dal sindacato è legata ai costi e alle prospettive e al fatto che, per questo, possa in qualche modo essere superata la classificazione del presidio, definito di area disagiata. E un'altra preoccupazione è la sparizione dal dibattito a livello locale della nuova localizzazione dell'ospedale di Ivrea, una decisione che era stata annunciata dalla Regione per la fine dello scorso anno. In questo, si inserisce una ulteriore perplessità legata al silenzio sul tema anche da parte dei sindaci. Sul fronte di case e ospedali di comunità, ribadite le criticità evidenziate sulla localizzazione a Ivrea, nell'ex poliambulatorio di corso Nigra (difficoltà di accesso, aree di sosta carenti) mentre diverso è il caso di Castellamonte, dove le strutture avranno sede nell'ex ospedale o a Caluso, dove la casa di comunità sarà nel poliambulatorio dove, tra l'altro, era stata avviata pionieristicamente molti anni fa un'esperienza di medicina di gruppo. Sulle liste di attesa le questioni aperte sono sempre le stesse che già si evidenziavano prima del 2020. Al netto delle urgenze, in alcune specialità, come l'oculistica, i tempi sono lunghi e l'odontoiatria pubblica è ridotta oltre i minimi termini. Spunti di riflessione anche dai vertici dei consorzi sulla non autosufficienza e le sue necessità e i problemi ce interessano gli adolescenti e le famiglie, aumentati in maniera sensibile dopo la pandemia. --