Il grande sogno realizzato tra Alicante e la Baviera, la storia di Desirée Russo
Viola Configliacco / CuorgnÈStudio, determinazione e voglia di combattere per realizzare i propri sogni: il trasferimento da Cuorgnè, prima ad Alicante in Spagna, poi in Baviera (Germania), è servito a raggiungere l'obiettivo di avere il lavoro desiderato. Desirée Russo, 30 anni, ha lasciato il Canavese nel 2020 per cogliere una grande opportunità, a cui ne è seguita l'occasione attesa da tutta la vita. Da quanti anni si è trasferita all'estero e di cosa si occupava prima di fare questa non sempre facile scelta? «Sono partita da Cuorgnè nel gennaio del 2020 per fare un master in proprietà intellettuale ad Alicante. Ho studiato Giurisprudenza e, dopo alcune esperienze in studi legali, era un'opportunità che non potevo lasciarmi scappare. Ho avuto la possibilità di lavorare all'Euipo, un'agenzia della Commissione europea, un sogno che si avverava. La scelta, anche se comportava allontanarmi da casa, era scontata». Sono arrivate altre occasioni dopo il trasferimento?«Dopo due anni in Spagna, e tante difficoltà per poter tornare a casa ogni tanto a causa della pandemia, è arrivata la proposta di lavoro che avevo sempre sperato di ricevere. Anche se sono passata dal caldo della Spagna al freddo della Baviera, ora lavoro a Herzogenaurach nell'ufficio legale della Puma. Nell'arco di un anno ho ricevuto una promozione, passando dalla gestione del portfolio dei marchi Puma in Europa e Africa a quello di Caraibi, Sud America, Oceania, una parte del Pacifico e l'Italia». Quali sono state le difficoltà più grandi da affrontare come emigrata italiana? E quali invece gli aspetti più facili o inaspettati? «Tra le noti dolenti c'è il clima, che ha un impatto notevole sulla vita di una persona, ma anche la lingua. Ho studiato tedesco durante gli anni del liceo Botta, ma è difficile. L'azienda mi ha anche permesso di seguire dei corsi e mi ha dato una grande mano nella gestione della burocrazia: mi è stato reso tutto semplice, dal pagare una bolletta al trovare un appartamento. È uno stereotipo che la cultura tedesca sia fredda: forse i tedeschi sono inizialmente più diffidenti di noi, ma non mi sono mai sentita così ben accolta come qui. Non fanno spesso complimenti, ma se li fanno vengono dal cuore. E amano molto l'Italia, si meravigliano quando preparo un tiramisù da portare in azienda. Da expat mi rendo conto che l'Italia ha un grande fascino, è un posto speciale, il migliore in cui si possa nascere, anche se purtroppo non sempre si può restare». Se tornasse indietro rifarebbe lo stesso percorso? Come gestisce i rapporti con gli affetti e le amicizie?«Assolutamente sì. Sono innamorata del mio lavoro, mi appaga. Lavoro per un'azienda internazionale che mi dà la possibilità di crescere e di conoscere persone e professionisti da tutto il mondo ed è molto stimolante. L'aspetto negativo è la lontananza da casa, dalla mia famiglia e dal mio fidanzato Marco. Sono felice dei miei risultati e la lontananza dagli affetti è probabilmente il prezzo da pagare per aver raggiunto i miei obiettivi. Sento la nostalgia di casa, delle montagne che avvolgono in un abbraccio e fanno sentire protetti, di un buon caffè, del Canavese che è sempre casa e quando si sta via si apprezza anche di più, nonostante i difetti. Le amicizie importanti sono rimaste, si sono rafforzate, mentre le altre forse non erano vere amicizie. Ciò che conta è aver sempre avuto il sostegno della mia famiglia e di Marco: sanno che questa è un'opportunità che arriva una volta nella vita e mi hanno sempre sostenuto affinché avessi il meglio. È un sacrificio, fatto per amore, anche per loro, ma mi hanno sempre lasciata libera di decidere e sono loro grata».Pensa mai a tornare a casa?«Non escludo di tornare in Italia, perché non vorrei essere un cervello in fuga. Vorrei essere un cervello di ritorno e lo sarò quando riceverò un'offerta di lavoro alle stesse condizioni che ho qui in Germania, un impiego che ti permette di conciliare il lavoro con il benessere». --