Musetti show, batte Djokovic Oggi derby azzurro con Sinner
il personaggioStefano Semeraro / Monte-CarloA battere i numeri uno, siamo i numeri uno: almeno nelle ultime due settimane. Jannik Sinner a Miami contro Alcaraz, Lorenzo Musetti ieri a Monte-Carlo contro Sua Maestà Djokovic (4-6 7-5 6-4). L'altra notizia è che la meglio gioventù italiana, due 21enni separati da qualche mese, oggi s'incontra nei quarti: un derby azzurro delle meraviglie, inedito sui gradoni consumati dalla storia del Country-Club. Prepariamoci a godere ancora perché Sinner è ormai una certezza e Lorenzo il figliol prodigo per cui vale la pena commuoversi un po'. Un italiano in semifinale è garantito, comunque vada sarà un Monte-Carlo da Belle Epoque: quella del nostro tennis. A rovinare la festa c'è solo l'amarezza per Berrettini, costretto al ritiro da un nuovo infortunio agli addominali prima di scendere in campo contro Rune, cui Lorenzo ha avuto il cuore e la lucidità di rivolgere un pensiero nel momento più dolce, dopo l'abbraccio con Djokovic a rete. Alla fine di un match che sembrava perso, che la pioggia ha interrotto per un'ora sull'1-1 del terzo set, e che il Muso ha saputo ricucire, riprendere, ribaltare in un terzo set pieno di vento, freddo e nervi che resterà nel tabernacolo nei ricordi sacri. Jannilk a guadagnarsi i quarti ci aveva pensato in apertura di giornata, con la grinta rocciosa che le Dolomiti gli hanno dato in dotazione ma pure con il brivido di una partita strappata in rimonta (3-6 7-6 6-1) e con un matchpoint salvato (sul 5-6 del tiebreak) ad Hubert Hurcacz. Aveva detto che per mettersi a regime sul rosso gli servivano due settimane, ma la pratica sembra sveltita.Lorenzo è l'imprevedibile che si muta in favola, la luce che esplode alla fine di un tunnel durato tre mesi e sette tornei, appena due partite vinte da gennaio a ieri. Il Musetti braccio d'oro capace di incantare il mondo sembrava soffocato dalla fibrillazione che si è fatta tatuare sul braccio - una racchetta che balla sul tracciato cardiaco - e che ancora ogni tanto gli manda in tilt i pensieri. Una settimana fa perdeva contro il n° 126 del mondo Alexandre Muller, ieri ha stremato il tennista più vincente della storia. Che non era nella sua giornata migliore, insolitamente barbuto e falloso, incerottato e con il braccio destro chiuso in un manicotto, soprattutto inconsistente al servizio: 8 break subiti, ben 5 in un surreale secondo set in cui i due hanno fatto a gara a cedere il servizio. Ma sempre Djokovic. Campione anche nel non cercare scuse: «Io stavo bene, il merito è di Musetti», ha tagliato corto alla fine. «Magari non era al meglio - concede Lorenzo - ma ha lottato tre ore, non ha regalato nulla. Lo devi "uccidere" dieci volte, sul 40 pari dell'ultimo game mi ha tirato un passante pazzesco. Alla fine è stato un po' complicato, Nole mi ha annullato tre matchpoint e un po' mi sono innervosito. Ma è una vittoria che mi rende orgoglioso, la più importante della mia carriera non solo per l'avversario, ma perché le condizioni erano dure, c'era vento, tanto freddo, le palle rimbalzavano diversamente». Il premio per tre mesi passati all'inferno: «Il picco di fragilità l'ho vissuto a Santiago: ho spaccato una racchetta in allenamento ero scontento di me stesso, di come stavo vivendo il tennis. Negli Usa ho sentito che stava tornando il mio tennis, ma mi mancava ancora il coraggio che ho avuto oggi. Sono fiero del mio team, della mia famiglia che mi ha sempre sostenuto. La scritta "supercoach?" sulla telecamera? Qualcuno diceva che dovevo cambiare tutto, ma nei momenti difficili serve fare chiarezza, non aggiungere caos. E poi se non sono io, Lorenzo Musetti, a fare quel qualcosa in più, anche se mi allena Gesù non farò mail il salto di qualità». E oggi Sinner (2-0 per Jannik i precedenti): «Mi fa piacere giocare contro di lui, è giusto per il nostro tennis. I cuori dei tifosi oggi si divideranno al 50%, e spero di portarla a casa, ma se devo perdere, meglio con un italiano». --© RIPRODUZIONE RISERVATA